Il perché di un nome

Eccoci qui! Questo è il primo post di Ok Panico, e non immaginerete mai da dove abbia preso il nome. Già lo so, siete lì che pensate a Douglas Adams, la guida galattica, etc. Sì certo, ma a me è venuta in mente anche un’altra cosa.

Al terzo anno del corso di Ingegneria Informatica all’università di Pisa seguivo il corso di Reti Logiche, tenuto dal prof. Paolo Corsini. Il corso trattava di reti booleane, macchine a stati, progettazione con parte operativa e parte controllo, assembler, etc. L’esame era una specie di triathlon: bisognava fare un compito scritto (di solito bisognava scrivere un programma assembler), una prova al calcolatore e un orale. Per la prova al calcolatore, l’editor di riferimento era il vi. Durante il corso, l’assistente ci consegnò un foglio che riassumeva i principali comandi di vi. Tali istruzioni cominciavano con la scritta:

NIENTE PANICO! In qualunque situazione vi troviate, per uscire dall’editor vi premere ESC, e quindi la sequenza di caratteri “:q!”

La cosa mi è restata parecchio impressa come potete vedere! In effetti, vi è abbastanza ostico come editor, specialmente per il novizio. Ma naturalmente per tutto c’è una ragione: vi doveva essere un editor portabile su tutti i sistemi Unix, e su tutte le tastiere del mondo, e su tutti i terminali possibili. La scelta fu quindi di non utilizzare tasti “speciali” come fanno altri editor come Emacs, ma di utilizzare tasti che sicuramente si sarebbero trovati su ogni tastiera. E vi assicuro che il tasto ESC non può mancare, neanche sulle tastiere Vietnamite. Inoltre, la “macchina a stati” che sovraintende l’immissione dei comandi come sequenze di tasti è utilizzabile anche “alla cieca”, cioè se non vedete quello che scrivete: provare per credere! Alla faccia del Visual Editor.

Oggi vi si è molto evoluto dalle prime versioni. Syntax highlighting, comandi di copia e incolla evolutissimi, e mille altre features, ne fanno un editor potentissimo e moderno, un must per chi si avvicina al mondo della programmazione su sistemi *nix. A meno che non siate fan sfegatati di Emacs (come il sottoscritto), ma questa è un’altra storia…

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Commenti

  • juhan  Il 11 maggio 2010 alle 07:29

    vi, dovuto a Bill Joy, era una meraviglia in quei tempi. E si potrebbe usare ancora oggi, Ma con X si è superata la distinzione inserimento testo/comandi. Emacs implica, secondo me, l’adesione a tutta una filosofia: un po’ come i vegetariani Vegani.

  • glipari  Il 11 maggio 2010 alle 12:07

    Guarda che vi (vim in realtà) si usa moltissimo ancora oggi! Qui al lavoro sono circondato da vi-isti!
    Comunque io lo so usare più o meno, anche perchè se devo fare un editing veloce vim parte in pochi millisecondi, mentre Emacs con tutti i moduli caricati mi ci mette alemno 4 secondi…

  • juhan  Il 16 maggio 2010 alle 14:11

    Ai miei tempi c’erano solo vi e altri editors più vecchi (credo es ma non sono sicuro). Emacs è venuto dopo, con una filosofia tutta diversa (è quasi un OS). Inoltre è pesante e la stessa CPU era condivisa tra parecchi terminali.
    Oggi vanno di moda gli IDE, io uso Geany (e Gedit se non c’è Geany). Poi all’occorrenza qualsiasi altra cosa, anche Notepad su Windoze.

Trackback

  • Quattro | Ok, panico su 5 maggio 2014 alle 06:37

    […] Cosa avrà pensato il prof. Giuseppe Lipari? E la pensata sarà stata davvero paragonabile a quelle di quelli che come me pensano subito a Doug? Saperlo è facile basta fare un salto al post Il perché di un nome. […]

  • […] 5 maggio 2010 il prof Giuseppe Lipari postava questo: Il perché di un nome perché io non sarei mica riuscito anche se c’eravamo messi d’accordo e mi diceva […]

  • Compleblog | Ok, panico su 5 maggio 2018 alle 06:15

    […] è cominciato qui. Ormai ho perso il conto degli anni, dei […]

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