Gambas, Gambas Almost Means BASIC

It is practically impossible to teach good programming to students that have had a prior exposure to BASIC: as potential programmers they are mentally mutilated beyond hope of regeneration.” (Edsger W. Dijkstra, EWD498, 1975).
Non so se sia giusto e/o condivisibile. La rivoluzione dei PC, personal computer come si diceva allora, esplosa alla fine degli anni 70 è intimamente e inestricabilmente connessa con il Basic.
Oggi i fortunati ragazzini che hanno avuto la fortuna di avere un Atari, un Sinclair, un Commodore o simili (io no: ero troppo vecchio e lavoravo su dei macchinoni dove c’era solo il Fortran, macchinoni che la rivoluzione ha spazzato via) sono cresciuti e alcuni ogni tanto si ricorda ancora di allora, vero prof. Lipari?
Anche a livello più professionale (cioè più costoso) i PC non erano molto dissimili a quelli citati. Prima che IBM introducesse il suo, affidandosi a Microsoft per il software, era normale che ogni macchina avesse un suo sistema operativo. Questo era molto elementare, doveva stare su un dischetto (allora si chiamava floppy) che poteva memorizzare da 100 a 360 KB. Sì kilobytes che in italiano diventava kappabait e fuori nessuno capiva (per i francesi erano kilo-octets, ma questo è un altro discorso).
Io mi ricordo di due PC in particolare: l’Apple ][ e l’HP9816

Poi con l’avvento di IBM il mondo è cambiato, sono nati i cloni (da noi noti con il nome di compatibili, il primo è stato il Compaq), il DOS è diventato il sistema operativo comune a tutti (o quasi, Apple non ha mai fatto comunella con nessuno, ma anche altri come Commodore Amiga e Archimedes) e Microsoft è diventata Microsoft.

Purtroppo allora non c’era Linux! E Microsoft credeva nel Basic. Questo veniva dato con il sistema operativo, come GWBASIC, e davvero è difficile non dar ragione a Dijkstra: tutte le variabili erano globali, il GOTO era comune più del sale in cucina, le procedure (GOSUB) creavano più che altro problemi (era possibile uscire con un GOTO invece del RETURN o saltare nel mezzo di un’altra procedura). Inoltre era normale scrivere codice disordinato, niente indentazione, più istruzioni sulla stessa riga, separate da due-punti. Ah ogni riga iniziava obbligatoriamente con il numero di linea. Una skifetsa, davvero, ha ragione EWD.

Col tempo il Basic si è evoluto, in modo straordinario: sono convinto che nessun linguaggio di programmazione è cambiato così tanto.Per quel che ne so oggi anche Microsoft l’ha un po’ abbandonato, forse era diventato troppo standard per i loro gusti 😉

E quelli che comunque lavoravano con il Basic (Visual Basic) con Windows e hanno deciso di passare a Linux e si sentono orfani del Basic? Ecco giunto il momento di introdurre il nostro eroe: (rullo di tamburi per favore)

Benoît Minisini

francese di Parigi nato nel 1972 che si ricorda di Amstrad e Atari e poi è passato a altri ‘puter e linguaggi (visto EWD che si può?)… (è tutto qui).

La creatura di Benoît si chiama Gambas, nome che è tutto un programma: Gambas Almost Means BASIC.

Ed è davvero bello, impressionante: avete presente Visual Basic o Delphi? Ecco vi trovate in una GUI molto simile, creare finestre, pulsanti, menu, etichette e quant’altro consiste semplicemente nel selezionare l’oggetto dalla tavolozza, posizionarlo, modificare le sua proprietà nella tabella delle proprietà e dirgli cosa fare con un doppio click.

Per Ubuntu l’installazione è semplicissima, basta selezionare gambas2 in Sistema/Amministrazione/Gestore pacchetti. Scaricherà millemila files sul vostro ‘puter (fino a 160MB) e il gioco è fatto: non resta che provare. E quando avete finito, sempre all’interno dell’IDE, potete creare il pacchetto per l’installazione. Bravo Benoît!

Q&A
Immagino tutta una serie di cose che si potevano dire e non lo sono state, quante domande sono possibili! Eccone alcune di quelle più probabili.

Q: Hai fatto un’introduzione lunghissima e poi te la sei cavata con un paio di paragrafi
A: Sì, Gambas è talmente ben fatto che potete andare avanti da soli. In effetti io mi sono arenato su una cosa: volevo trascinare un oggetto dal desktop e dropparlo su un’area sensibile di una finestra Gambas, non ci sono riuscito, ma per il resto è OK.

Q: Viene utilizzato da qualcuno?
A: Sì. Tra i linuxiani italiani più conosciuti posso citare Gusions e Guiodic.
Un blogger che ammiro moltissimo, anche se ha quasi smesso di postare, Blake Stacey, uno di quelli che è nato con i PC della rivoluzione di cui sopra invece usa un altro linguaggio, ma conviene leggersi questo suo post.

Q: come si pronuncia “Dijkstra”?
A: bella domanda! Gli olandesi non si sono nemmeno messi d’accordo se “IJ” si possa scrivere “Y“. E non avete idea di come pronunciano “G“; invece “V” la leggono come “F“. Ma non è un caso isolato, pensare ai Bernoulli, che oltretutto sono una tribù. E a Delphi: c’è qualcuno in Italia che lo chiama “delfai“, a parte me, quando mi ricordo?

Q: hai citato un sacco di prodotti, non bisognerebbe mettere ™ dopo il loro nome così™?
A: sì bisognerebbe ma mi fa senso, se proprio ci tenete fate come se l’avessi fatto.

 

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Commenti

  • Bit3Lux  Il 4 luglio 2010 alle 12:15

    Dopo aver letto questo tuo post, la mia vita, ne sono sicuro, non sarà più la stessa! 😀

    Ricordare gli anni che furono è come riviverli!

    E tu mi hai fatto fare un tuffo nel passato!

    In Gambas Juhan!

  • artic80  Il 4 luglio 2010 alle 12:27

    Che bei tempi… commodore64, amiga… e poi il mio primo pc un 386… e il primo programmino in Basic!!! Che sfizio bei ricordi…
    grazie juhan!!!!

  • juhan  Il 4 luglio 2010 alle 12:33

    @ tutti
    E questo è solo l’inizio, verrà ben di peggio, forse, o almeno ci provo 😀

  • glipari  Il 6 luglio 2010 alle 23:02

    Djikstra era notoriamente una merda. Una emerita merda, ma pur sempre una merda

    (gli americani se ne fregano e pronunciano daikstra)

    • juhan  Il 7 luglio 2010 alle 16:00

      La citazione voleva essere solo un mezzuccio per introdurre l’argomento. E anche dai commenti (ne dovrebbero arrivare altri) la smentiscono. Per quanto riguarda la pronuncia dovrebbe essere +/- quella, anche qui ho perso il contatto con il mio amico olandese, se riesco a riattivarlo…
      E poi una volta ho usato una citazione ancore peggiore, di Donald Regan: “Quando chiedo a qualcuno di saltare voglio sentirmi chiedere ‘Quanto in alto’ o ‘Per quanto tempo’ non ‘Perché?’“. Anche in quel caso non doveva essere presa come mia personale.
      In ogni caso starò più attento in futuro a non svaccare 😦

      • knulp  Il 7 luglio 2010 alle 17:26

        Ah, guarda che io lo cito sempre! (magari quando torno e ho un po’ di tempo scrivo un post di aneddoti su Djikstra come mi sono stati raccontati da un suo studente!)

        Quindi la mia non era una critica, solo un’osservazione: la frase in effetti è probabilmente stata detta da Dijkstra, è figlia del suo carattere, di uno che aveva posizioni piuttosto rigide e che non le mandava mai a dire.

        Quindi, continua pure a svaccare quanto ti pare nel futuro! 🙂

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