Rivoluzioni e altri pettegolezzi

Mi ero riproposto di postare almeno una volta alla settimana. Non sempre ci riesco, come ora che mi sono preso l’impegno di fare un qualcosa di atipico su WindozeWindows che è molto diverso, come mentalità, dal mondo Linux ma non voglio parlar male di nessuno 😉
Che bello quando si è scoperto qualcosa di nuovo e se ne può scrivere per farlo conoscere al mondo intero — OK a una piccolissima parte di esso, ma la più interessante, almeno per me. Invece no e allora oggi considerazioni varie sul gossip, neanche tanto nuove.

Lion e il Full Screen
Quando Steve Jobs dice qualcosa, qualunque cosa, ha ragione e com’è che nessuno ci ha pensato prima e pensare che è così ovvio anche se così profondo.
Un blog attento anche alla realtà informatica che seguo e consiglio è quello di Luca De Biase. Il 21 ottobre ha pubblicato questo post minimalisticamente apocalittico. Come si fa a non seguire il link che propone, è di Gesù.

Mah! Io per adesso non ne sono affatto convinto. Magari sono solo lento di comprendonio e poi cambio idea ma per adesso certe cose proprio non mi convincono.

Il full screen lo vedo spesso usato quando proprio non serve: aprire il browser su una pagina di testo che per leggerla e andare a capo correttamente devi seguirla con il dito, Nautilus (o Explorer) che ti ci perdi, MSN o simili per chattare full screen?. Sarò old school come dice Felipe (altro post molto interessante sull’argomento) ma io ho sempre almeno quattro applicazioni aperte in almeno altrettante finestre e saltabecco dall’una all’altra continuamente.

Ma poi il full screen con gli schermi che si usano oggi! Quando ero giovane il cinema più trendy di Torino era il Centrale d’essay (oggi solo più Centrale). Era (è) un budello: lo schermo è più piccolo dei monitor usati per i desktop di oggi. Davvero.

Forse varrebbe la pena di considerare dal punto di vista storico la rivoluzione dell’ambiente a finestre, popolarizzato da Apple e Macintosh. E allora guardiamo le figure di questa pagina che non metto qui per problemi di copyright.

Ecco un altro sito “storiografico” che ci chiarisce le idee.
(A me sono piaciute anche tantissimo le due citazioni sulla colonna di destra, bravo Christoph Dernbach!).

Un altro sito da visitare è quello di Felice Pescatore.
La sua storia informatica è una miniera di informazioni. Date un’occhiata al Mac OS.

Quindi, concludendo la tirata, sarà anche vero che su tablet e telefonini non si usa più la metafora intodotta da X-Window e Xerox Park ma per i ‘puter non ci credo, non ancora almeno.

(Prima ancora dell’ambiente a finestre bastava dare il comando sh e avevi un altro monitor virtuale aggiuntivo, richiudibile con crtl-D, (facendo attenzione di non abusarne di ctrl-D, l’ultimo poteva essere disastroso) ma questo è per i geek di allora)

Python 2 o 3?
Ieri il Dottorblaster nel rallegrarsi per l’andamento del Linux day 2010 ci informa di una polemica che lo vede coinvolto.

È magari stato poco diplomatico e troppo irruente ma, secondo me, ha ragione da vendere. Però mi ricorda qualcosa già visto: all’inizio degli anni ’80 il mondo dei programmatori seri era in subbuglio perché investito dalla transizione dal Fortran IV (o 66) al 77. Cambiavano alcune cose fondamentali che erano diventate certezze, veri e propri dogmi. Gli interi passavano da due a quattro bytes, costringendoci a rivedere i COMMON, il ciclo for (che in Fortran si chiama DO) eseguiva il controllo prima di entrarci e non alla fine del primo giro.
Non so se la mia esperienza è generalizzabile ma ricordo che alcuni (non pochi) si rifiutarono di adeguarsi al nuovo. E in genere, come anziani, quindi esperti, erano i capi tentavano di imporre la loro visione a tutti.
Per chi non lo sapesse allora il Fortran era il linguaggio dominante, poi sono comparsi i personal e allora tutti con il Basic.
Inoltre ogni volta che nomino il Fortran il blog racimola qualche hit. E allora ne approfitto: Fortran, Fortran, Fortran 😀

Zenity
Lo so che lo sanno tutti ma ho scoperto zenity. È una meraviglia e nessuno me l’aveva detto: a me nessuno dice mai niente 😦 ma tanto poi, con il tempo, lo scopro lo stesso 😉

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Commenti

  • Bl@ster  Il 24 ottobre 2010 alle 13:53

    Grazie della menzione 😀
    È vero, sono stato poco diplomatico ma la questione è che il tipo in questione lamenta una presunta incompatibilità tra i suoi script e Arch Linux quando invece basta solo lanciarli tramite Python2 😀
    Immagino che piangerà come un bimbo quando anche Debian switcherà Python, o forse si deciderà a chiamare la variabile d’ambiente corretta e universale (anche se meno standard).

    E sempre viva il Fortran 😆

  • xxx  Il 24 ottobre 2010 alle 18:18

    LOL
    Allora devi provare anche PyZenity: http://www.brianramos.com/?page_id=110
    Comodissimo 😉

    • juhan  Il 26 ottobre 2010 alle 06:50

      difatti 🙂 lo sto vedendo nei ritagli di tempo, prossimamente…

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