Programmatori amatoriali

Ultimamente è saltata fuori la moda che tutti vogliono (o addirittura devono!) saper programmare. Il nostro esimio collaboratore Pier Giuliano ha segnalato questo pezzo su G+:

Rise of Coding: Why We Should All Learn a Little Code

dove si sostiene (non senza un certo poco celato conflitto di interessi) che tutti dovremmo saper programmare. Tutti, ma proprio tutti? Eh, certo se tutti sapessero cosa vuol dire programmare, forse schiferebbero meno e apprezzerebero un po’ di più il lavoro dei programmatori professionisti; per lo meno sarebbero in grado di apprezzare la difficoltà e la complesità di certe realizzazioni. Sembra che addirittura il sindaco di New York abbia deciso di imparare. Qui si dice anche che i CEO dovrebbero imparare un po’ di tecnologia, per il loro bene.

Non tutti sono d’accordo però. Alcuni rimpiangono i vecchi tempi quando per programmare si indossaa il camice bianco: l’epoca dei sacerdoti dei mainframe! Altri più realisticamente, affermano che programmare non è proprio per tutti. Per esempio, su slashdot mi informano di questo rant (ehm post):

Making non-coders code

E in effetti non ha tutti i torti: se uno non vuole imparare, se non si sente portato, perché deve imparare per forza? E addirittura produrre codice da mettere sui prodotti! Non invidio i programmatori profesionisti in quell’azienda.

Un flame simile c’era stato qualche tempo fa. Coding horror si era scagliato contro la moda. E qui avevano risposto molto ironicamente (direi sfottendo Atwood alla grande). Leggete perché ne vale la pena!

Boh, insomma, a me sembra si esaeri da una parte e dall’altra. Obbligare qualcuno a programmare, direi di no. Ma se tutti avessero un minimo di basi non sarebbe male. Non dico haskell, ma se tutti imparassero per lo meno a impostare uno spreadsheet per calcolarsi il budget familiare o le rate del mutuo, ecco io sarei pù contento. E voi che ne pensate?

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Commenti

  • gianluigiulaula  Il 20 settembre 2012 alle 23:43

    Quando ho visto i servizi televisivi sul dopo Fukushima ho avuto la sensazione che i giapponesi non fossero solo stati informati su quello che stava accadendo (certo non in modo preciso, come se scoprì), ma che comunque avessero abbastanza conoscenze scientifiche per decidere da soli cosa fare.
    Quindi direi che sì, avere un po’ di basi di programmazione non solo non sarebbe male, ma in generale aiuterebbe molto, anche a pensare meglio!

  • Lorenzo  Il 21 settembre 2012 alle 14:41

    “Se tutti avessero un minimo di basi non sarebbe male”. Sono d’accordo. Secondo me le basi dovrebbero essere obbligatorie, poi chi si sente portato approfondirà e chi non si sente portato approfondirà altre cose.

  • piergiu  Il 21 settembre 2012 alle 23:41

    Io son di parte, appartengo alla chiesa del “è necessario che programmare sia una skill di base come fare di conto” . La cosa però non va interpretata come un tentativo di screditare il lavoro di chi è nel campo da dozzine e dozzine di anni! Anzi! L’esperienza conta e anche molto! Tutto ciò è mosso, imho, per sensibilizzare l’utente sulla tematica che ora più che mai ha uno strumento plasmabile a suo piacimento, non più una macchina con 4 ruote ed un motore che può essere guidata, ma una macchina che può essere modificata a piacimento, creando funzioni personalizzate, come un tuning legalizzato alle automobili diciamo, ma portato sui calcolatori. Questo porta in se, secondo la chiesa sopracitata, una maggiore consapevolezza di poter fare delle cose, e non di consumare e basta, si ritorna al concetto di making, creare in maniera casalinga, per se o gli amici. per software importanti, per la quale servono esperti, molto esperti, un bel team di lavoro di esperi e tante tante ore uomo, non c’è parecchio disturbo se qualcuno impara a cambiare l’olio da solo 😉
    tra le altre cose il foglio di calcolo è uno strumento molto potente quando usato con ingegno! pensare che ci sono tante cellette vive, che lavorano quasi in parallelo, e le modifiche a una celletta fanno avvenire una cascata di modifiche alle cellette che da loro dipendono, beh è particolarmente bello secondo me!
    Google ha caricato un video su youtube stasera, chiamato “Google K12 Computer Science Education Outreach” che spinge oltre il pensiero della chiesa sopracitata, portando cioè ad invogliare sempre più ragazzi a intraprendere il percorso di computer scientist, cioè andare oltre l’assaggio di codecademy e raspberry pi e altri! lodevole! ciò mi fa sperare in un futuro con meno lavori fisici e più lavori cognitivi, un futuro magari con gli automi che faranno i lavori sporchi per noi! 🙂

Trackback

  • Errori « Ok, panico su 24 settembre 2012 alle 13:59

    […] i tre protagonisti di questa storiella saranno d’ora in poi classificati nella categoria dei programmatori amatoriali (io sono uno dei tre) ma questo è più o meno quello che è […]

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