Eple per chi vuole cominciare da piccolo

It stands for “apple” in norwegian and it is an acronym for
EPLE Programming Learning Environment

unica

Quando io dovevo iscrivermi al secondo anno del Poli (in realtà era già tardi ma prima non lo sapevo ancora, e poi tutti i miei amici di Poli…) ho dichiarato che volevo andare su ingegneria informatica.
“Cos’è quella roba lì?” chiese mio padre.
“Quella che si occupa dei calcolatori” risposi, me l’ero preparata. In realtà dissi “cervelli elettronici” perché allora si chiamavano così.
Sapevo che mio padre sarebbe stato molto contrario e mi stupì che non dicesse niente. Ma, forse, era solo stato preceduto dalla mamma che mi convinse con “è una moda passeggera, tempo un paio d’anni e non ne sentiremo più parlare”.
Continuai con ingegneria civile, credo che oggi si chiami edile. Ma ho sempre trafficato con i ‘puter. Di diversi tipi e dimensioni, sempre più piccole, fino a quando non c’è più stato spazio per la tastiera.

E, naturalmente, per me calcolatore = cosa che serve a fare calcoli, quelli che farli a mano sarebbe troppo lungo. Anche se devi saperli fare, per controllare le istruzioni che gli dai, lo chiamano debug.
Quando ho cominciato a lavorare io c’erano ormai i TTY, sì a volte ancora le schede ma era roba del passato. Un’altra cosa che sarebbe dovuta essere del passato e invece no erano le due generazioni precedenti di operatori: quella che lavorava in assembler (si dovrebbe dire assembly, lo so e lo so che lo sapete) e quella che lavorava in FORTRAN IV, proprio come se fosse assembler (assembly). E siccome erano i capi comandavano loro.

Poi a un certo punto sono usciti i personal, cosine costose e inguardabili se viste adesso. Ma con loro è nata una generazione di giovani (non si chiamavano digitali ma lo erano) che dopo un po’ smettevano di giocare e facevano cose in Basic. Programmi orrendi per come erano scritti, tipo tante istruzioni sulla stessa riga separate da due-punti fino a quando la riga stessa diventava troppo lunga. C’era chi iniziava il FOR con dichiarazione del ciclo, poi ci metteva tutto il corpo e il NEXT finiva da solo su una nuova riga. Ma il mondo sarebbe stato loro.
Poi anche il Basic è passato di moda: oggi con il SO (operating system) non te lo danno, e è anche difficile trovarlo. E allora se una ragazza o un ragazzo come si deve vuole imparare fin da subito?
C’è qualcosa in giro, da parecchio tempo. E ultimamente c’è una novità: la tesi di Pier Giuliano Nioi, piergiu.

eple

È quasi un peccato che io sappia già trafficare con il ‘puter (anche se in realtà non mi capisce quasi mai) perché il piergiu (io lo pronuncio con l’accento sulla u) ha sviluppato un’app decisamente bella. Ho tentato per qualche giorno di farne un riassunto, una recensione ma vi conviene vederla da lui. Trovate il PDF che vi dice tutto e l’applicazione completa qui: An Interactive Environment for the Didactical Manipulation of Programs.

Ditegli che vi mando io (“Juhan send me“) se volete, ma anche no.

education

Adesso non so a se piergiu piaccia questo post messo così ma dovevo farlo, guarda oggi che cinguettio ho visto: Localized (Visual) Programming Language For Kids?

Quando si dice la combinazione 😉 😀

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Commenti

  • piergiu  On 22 aprile 2013 at 12:13

    Rispondo, come mio solito, brevemente….

    “E’ con viva e vibrante soddisfazione che” mi trovo a leggere questo bel blogpost! Una bella bella sorpresa!

    Mi piace molto leggere le storie tipo questa che hai raccontato J.!, che non so per quale motivo, spesso non si raccontano. Nell’educazione poi, piace sempre sapere cosa c’è dietro una particolare scelta, ci fa immedesimare e la fa più nostra!
    Anche alla mia prof. di programmazione 1 strappavo informazioni su come funzionasse ai suoi tempi, con le schede perforate, i turni d’uso dell’unico macchinario disponibile al centro di calcolo, ecc ecc. Son belle informazioni che ti connettono con ciò che era e ciò che è diventato ora!
    Mica fish & chips!

    Che dire, l’app nei tempi futuri ma non troppo subirà aggiornamenti e migliori di ogni sorta, dall’aspetto grafico all’implementazione di nuove funzionalità e nuovi blocchi funzionali che rendano più interessante il tutto.

    L’idea dietro è quella di mostrare ciò che di solito non viene mostrato in ambiente educativo, in questo caso riguardante l’insegnamento della programmazione, quando invece c’è una necessità celata di vedere, secondo me, espressa con costrutti poco pratici come il debugging tramite print, che aiuta sì, ma poco, quanto una torcia nella notte che in confronto alla potenza dei debuggers (quelli però complessi per un novizio) , veri e propri fari da stadio, sono poca roba.

    Così in semplicità si è abbozzato qualcosa che visualizzi in primis ciò che serve e inconsciamente richiesto e che sia allo stesso tempo interattivo in vari modi (generazione del risultato della programmazione (codice+risultato computazione) in ‘live’ mode, interazione con gli step di esecuzione, immissione del codice tramite blocchi piuttosto che codice composto da caratteri alfanumerici,ecc)

    Riguardo al link del cinguettio posso dire che ho in cantina, prima di questo lavoro di tesi, un tool puramente visuale, orientato all’image processing e che vuole riprendere magari in versione web-based questo progetto abbandonato di live image processing che si ispira a tante belle robe già presenti, si chiama firtree ed è sviluppato in : indovinate?? Python! 🙂

    ( https://www.youtube.com/watch?v=BxWgkn1gYCY )

    Seguiranno quindi altri lavori spero sulla stessa scia, in modo da togliere le parole anche da EPLE, e farne una cosa tipo i blocchi LEGO, che sono localizzabili ovunque, dato che non hanno scritte 🙂

    ringrazio parecchio nuovamente, e questo vuol dire che ora che ho finito gli studi, recupererò i blogpost da fare qua! 😀

    Nel mentre lascio una domanda: HyperCard, come siamo messi? lo conosciamo? lo abbiamo sperimentato?
    Io ho sperimentato il sequel, visualbasic e ora livecode dela runrev che è uscito free per la community!
    La peculiarità stà forse nel linguaggio pressoché inglese e con poche keyword prettamente informatiche forse…. ma ripeto, ne riparleremo in seguito! troppa carne al fuoco.
    Saluti and keep coding!

    • juhan  On 22 aprile 2013 at 12:23

      Quando il commento è più bello del post!
      HyperCard, quello antico? o ci sono novità anche lì?
      Inoltre: va a finire che racconto anch’io cosa seguiva alla perforazione delle schede, fine anni ’70 — ma forse non mi crederanno 😉

      • piergiu  On 22 aprile 2013 at 12:51

        Esattamente quello antico! Paradossalmente mi sembra che prima si sperimentasse molto più che adesso, credo, oddio..boh!?
        Pensiamo che tecnologie come il multitouch erano fuori gia nell’82, idem stampanti 3D e visori per realtà aumentata. Lo scratch pad di Sutherland pure. Linguaggi a oggetti? idem! Funzionali? di più! Nuovi paradigmi per creare programmi, come ad esempio HyperCard? che ve lo dico a fa, pure! 🙂
        Io son curioso per questa storia, ti credo a prescindere, ma la voglio comunque leggere!
        Di nascosto vado sul tubo a cerca le puntate antiche di computer chronicles! Tanta roba interessante! https://www.youtube.com/watch?v=g7P16mYDIJw

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