Dati nel Cloud o nel Caos? Il Cloud “fai-da-te”

Banda Bassotti

Oggi proviamo ad affrontare un argomento di grande attualità su cui sono previsti, nel tempo, non pochi investimenti (vedi qui per un primo approfondimento: http://www.mrwebmaster.it/news/cloud-italia-vale-quasi-500-milioni-euro_10075.html).

Sempre più persone (e Ditte) si rivolgono a servizi cloud per la conservazione dei propri file digitali. Tale modalità di gestione prevede sostanzialmente che le informazioni (sensibili o meno) siano salvate su un data center raggiungibile via web, delegando sostanzialmente il back-up e la sicurezza degli stessi a provider professionali che, ovviamente, dovrebbero garantirne la totale accessibilità da parte dei soli legittimi proprietari. Il condizionale è d’obbligo, visto che non sono poi così sporadici gli attacchi hacker a dati sensibili (basti pensare agli account di Google violati non molto tempo fa: http://daily.wired.it/news/internet/2013/05/21/google-hacker-account-gmail-4174819.html).

Sicuramente la tendenza ad avvalersi di questi servizi è legata ai vantaggi derivanti da tali sistemi di archiviazione. Sostanzialmente si tratta di poter:

  • avere la totale disponibilità dei dati (24/24ore e 365 giorni/anno) indifferentemente dalla localizzazione (lavoro, tempo libero, …) e dal tipo di media utilizzato per la visualizzazione/modifica delle informazioni (PC fisso, portatile, tablet, smartphone);
  • disporre di grandi moli di dati (TeraByte), non diversamente “archiviabili” su chiavette o supporti rimovibili anche di grande capacità di memorizzazione;
  • lavorare sullo stesso dato, anche da parte di più persone;
  • eventualmente recuperare, in caso di furto o crash dell’hardware locale (PC fisso o supporto portatile), i dati, almeno nella forma ed allo stato di avanzamento relativo all’ultimo back-up;
  • contare su un back-up automatico e magari giornaliero delle informazioni (ovviamente solo se previsto dal gestore del servizio).

Dietro queste interessanti opportunità si celano però pochi ma significativi svantaggi. Tra i principali possiamo annoverare:

  • dubbi sulla effettiva protezione dei dati da occhi indiscreti o da utilizzi non autorizzati;
  • affidamento ad una Società esterna delle proprie informazioni, con possibilità che aumentino nel tempo gli oneri per la permanenza dei dati su un server terzo;
  • necessità di una connessione web attiva (almeno limitatamente alle fasi di accesso o upload dei dati sul server);
  • possibilità che file infetti salvati sul cloud possano interferire sull’integrità delle restanti informazioni (problema comune anche alle modalità di gestione locale del dato).

Soluzioni alternative? Perché non prendere in considerazione soluzioni “miste” quali, per esempio, quella presentata a questi link: https://pogoplug.com/activate/http://www.pdmedia.it/sala_stampa/recensioni/Pogoplug/2010-12/CHIP_Dicembre_2010.pdfhttp://www.iphoneitalia.com/da-oggi-pogoplug-e-finalmente-disponibile-in-italia-161513.html?

In questo specifico caso i dati possono essere conferiti su spazi virtuali on-line o semplicemente risiedere su chiavette ed Hard-Disk locali connessi al web tramite apposito hardware che, una volta interfacciato alla rete grazie ad un indirizzo IP dedicato, può permettere una gestione completa dei file (upload, salvataggio, cancellazione, spostamento, condivisione dei dati – anche via Facebook o Twitter, etc …), pur mantenendo in locale le proprie informazioni. Si tratta, in estrema sintesi, di un “cloud “fai-da-te” in cui le risorse restano disponibili su supporti removibili fisicamente presenti in ufficio od a casa e semplicemente connessi ad una sorta di “gateway internet”. Tale sistema garantisce, nel caso di anomalie, di interrompere l’eventuale “flusso di dati” semplicemente scollegando gli hard disk esterni ed i supporti removibili ad esso collegati. Cosa che, rispetto al caso in cui i dati risiedano su un server web, porta con sé l’enorme vantaggio di poter interrompere eventuali abusi in tempo zero, cosa che potrebbe invece richiedere tempo se fosse necessario contattare il proprio provider attraverso una richiesta scritta o comunque tracciabile.

Certamente resta aperto il problema del back-up. Due sono gli aspetti che rendono tale pratica eventualmente inefficace:

–   la prima correlata alla mancata disponibilità di un numero di supporti  adeguato e “distribuito” per dare effettiva sicurezza all’operazione di storage dei dati;

–   la seconda legata alla mancanza di tempo (e magari voglia) di sostituirsi ai sistemi cloud di salvataggio automatico delle informazioni.

Per quanto riguarda il primo punto, va tenuto in debito conto che il salvataggio dei dati su supporti connessi alla stessa unità hardware non garantisce alcuna sicurezza. In caso di eventi naturali non prevedibili a priori (fulmini, terremoti, allagamenti, …) o di situazioni inattese (incendi, danneggiamento dei supporti di memoria, crash del sistema di gestione dei dati, parziale e/o non attendibilità dei dati in fase di copia, …), il back-up può funzionare solo se viene eseguito su supporti diversificati e, soprattutto, localizzati in posti diversi.

In merito al secondo punto, la mancata consapevolezza dell’importanza del back-up, porta molti utenti a non considerare tale attività come qualcosa da svolgersi con rigorosa periodicità (almeno a fine settimana se non proprio giornalmente), a cui dedicare il giusto tempo ed adeguate risorse. Tempo fa è capitato ad una Società di aver patito importanti danneggiamenti degli hard-disk locali e, quasi contemporaneamente, subito il furto di un portatile su cui erano presenti informazioni rilevanti… Fortunatamente il poter contare su dati backuppati su una soluzione cloud, non aveva certo riportato in vita gli hard-disk crashati o restituito ai legittimi proprietari le informazioni rubate, anche se sicuramente aveva permesso di recuperare quanto perduto aggiornato all’ultimo storage… cosa non da poco, soprattutto se ci si vede costretti a ripristinare in tempo zero l’operatività dei propri collaboratori.

Nel nostro piccolo (ed è il mio caso in questo momento), può capitare – per esempio – di lasciare che il PC elabori alcuni file video mentre si sta scrivendo per un blog. A fine giornata, vi sarà un numero svariato di file modificati di cui però non avrò memoria (l’età avanza) e, dunque, per poter aggiornare le copie di sicurezza, dovrò affidarmi ad un valido software che sia in grado di riconoscere soltanto i file su cui ho effettivamente lavorato. Tale programma, in grado di gestire autonomamente le fasi di back-up una volta impostate specifiche preferenze potrebbe essere, tra i tanti, SyncBack (http://www.2brightsparks.com/downloads.html#freeware).

Interessante notare a questo proposito la sua peculiarità di poter gestire non soltanto back-up incrementali ma anche soluzioni di recovery che prevedano l’esatta copia di quanto presente nel “cloud locale” con cancellazione sulla “destinazione” dei file non più presenti nella “fonte”. Il tutto a costo zero e con enorme risparmio di tempo e denaro…  ed in questo periodo un occhio al portafoglio non fa mai male…

(By “FreeMan”)

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Commenti

  • juhan  Il 5 luglio 2013 alle 10:28

    Come arguibile dalla firm in fondo il post è di FreeMan che oggi non riesce ad accedere con il suo nome :-(, mystery di WordPress.
    Quando uno diventa troppo famoso si vede attribuite anche cose non sue, capita a Mozart, Einstein e Juhan 😀

  • juhan  Il 5 luglio 2013 alle 12:38

    Riattribuito, anche se Alberto ha cambiato nick 😉

  • Marco  Il 5 luglio 2013 alle 15:07

    Argomento interessante.
    Riguardo al Cloud in generale, io ho ancora qualche perplessità, soprattutto per il discorso sicurezza che ancora non mi convince e non mi fa stare tranquillo.
    Volevo poi fare due precisazioni (sempre che non sia io a sbagliarmi) riguardo ai punti pro Cloud:
    • al primo punto: non è sempre possibile visualizzare/modificare qualsiasi tipo di file direttamente sul cloud; dipende dal file e dalle risorse messe a disposizione dal servizio. In alcuni casi il cloud si riduce a semplice “deposito” dei file.
    • al secondo punto: in generale (es: dopbox, googledrive, skidrive ecc.) , lo spazio free messo a disposizione è nell’ordine di qualche Giga e se lo si vuole aumentare si paga. Sicuramente i Tera rimangono un sogno. Diverso è invece il discorso cloud su domini web.
    Quindi, come vedi, tendo ancora più di te ad essere “critico” nei confronti del cloud, pur rimanendo fiducioso circa i potenziali miglioramenti di questi servizi. Insomma, io ne riparlerei tra un po’ di tempo.

    Riguardo alle possibili soluzioni “miste”… non so, dovrei informarmi meglio. Certo che ad un primissimo impatto mi sembrano un pochino “elaborate”.

    Io penso che in generale i propri dati/file non bisogna condividerli perché, come diceva qualcuno che ora non ricordo: “se vuoi stare sicuro, solo un modem/router spento o inesistente può tranquillizzarti“.
    Detto questo però capisco l’esigenza di dover condividere alcuni file o per un discorso di accessibilità non limitata dal tipo di device o per collaborare con altri. Quindi, se proprio costretto, utilizzo il cloud o cose simili, ma evito assolutamente di farlo per dati o file “delicati” e comunque, quando un file non ha più motivo di stare sul cloud lo elimino subito.

    Un saluto
    Marco

  • tybor76  Il 10 luglio 2013 alle 00:17

    Pardon, ma http://owncloud.org/ non lo prendete proprio in considerazione? Ok, sulla parte di ridondanza dei dati è ancora deboluccio, ma per quello si rimedia con rsync o con git.

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