Le origini del Lisp – un doc notevole

lfe-cupCi sono degli argomenti di cui non si può parlare —verboten!— per esempio Excel, Matlab e altri che non posso nemmeno nominare 😉
Ce ne sono altri di cui mi piacerebbe parlare ma conosco chi saprebbe farlo molto meglio di me, alcuni hanno anche mezzo promesso, se solo trovassero il tempo.
E allora io mi rifugio in qualcosa non troppo sexy ma che mi va, per esempio il Lisp. E si trovano cose molto interessanti (almeno per me, i post sul Lisp hanno pochissime visite), persone eccezionali, come Peter Seibel, guarda qua 😀
E i lispers stanno aumentando tra quelli che seguo su Twitter. Poi magari ne guarirò, chissà… 🙄
E da un tweet ho scoperto questo post: The Hidden Origins of Lisp: The Place of Lisp in the 21st Century.
In realtà è quintuplice (si può dire, vero?), l’autore racconta brevemente di chi ha ispirato la sua opera. Abbiamo perciò brevi note biografiche di Giuseppe Peano, Bertrand Russell, Alonzo Church e John McCarthy. Interessantissime, ci sono cose che non sapevo. Anche se per Peano vorrei aggiungere una cosa, sapete ho fatto il Poli da piccolo 😉

Ma quello che mi piace davvero del post di Duncan McGreggor (ecco chi è l’autore!) è:

The inevitable question is then asked: what use is Lisp, more than 50 years after its creation, when the world of computing – both research and industry – are so vastly different from what they were in Lisp’s early days?
The first answer usually given is one that requires very little thought: macros. There are numerous books written on this topic and we will not cover it further in this preface, but accept as a given that the support of Lisp-style macros in any programming language is a powerful tool.
Once we get past the obvious answer, subtler ones come to the fore. For instance, the simplicity of the syntax and similarity to parenthetically grouped algebra expressions make for an easy programming introduction to students of a middle school age. This simplicity is also something offering great insights to experienced programmers. Alan Kay’s famous quote of Lisp being the software equivalent of Maxwell’s famous partial differential equations for classical electrodynamics derives its inspiration from this simplicity: one can fit the essence of the language in one’s head or on a single sheet of paper.

Ecco. Mi sa che non guarirò tanto presto dalla lispite. Quando finirò il Practical Common Lisp ci sarà –probabilmente, tenete conto che per le previsioni riguardanti il futuro bisogna sempre seguire Niels— il SICP nella versione LFE.

Visto che sono in argomento: vero che Peter a volte è elementare ma non è una pecca, anzi. Il Lisp è diverso dai linguaggi di programmazione prevalenti e ha i suoi quirk, occorre conoscerli. E poi è anche divertente. Almeno per me.
sicp

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