Desktop, portatile, tablet, telefono

dpttOvvero: sono vecchio.
Per fortuna non sono più nel mondo del lavoro, lo faccio come gioco, mi occupo di quello che mi piace senza preoccuparmi delle conseguenze. Quasi sempre, non in questi giorni, non come vorrei. Ma a breve riprendo (forse).
Poi ci sono gli imprevisti, come questo di cui sto per raccontare. Non avendo un’agenda come si deve posso fare pausa e raccontare un po’ di tutto; anche dicendo cose non troppo sensate (temo) come questa di oggi.

OK, credo che basti come disclaimer, vado con il mio rant che potrebbe avere come titolo “non è più come una volta, nope, cambiato tutto”.
Siccome passo un po’ di tempo collegato al mondo via Web vengo a conoscenza di notizie e pensieri anche di gente non proprio vicino. Martedì su un social-coso (non ricordo quale) trovo “One Year On – My Experience With A Chromebook“. Interessante, merita un post.

Non ho capito tanto bene di cosa si occupi James, non ho googlato più di tanto, se uno vuole mettere il suo CV online si trova subito, altrimenti si guarda cosa dice su G+ e basta.
Ma la sua esperienza con il chromebook mi conferma, anche se non conosco chromebooker locali (si usano da noi i chromebook?), un’evoluzione nel mondo dei ‘puters.
Diversi contatti, sia nel mondo 1.0 sia via Facebook non usano più il PC tradizionale.
Il primo passo è stato quello di sostituire il desktop con il portatile, operazione sensata, ce l’hai (quasi) sempre a portata di mano, (quasi) sempre pronto all’uso –OK, manca il mouse (a volte), la stampante, il collegamento a Internet (a volte). Credo che ormai siano la maggioranza, anzi con il desktop ci sono solo più io e qualche grafico/disegnatore (la tavoletta…). In particolare gli studenti, tranne quelli di cui a breve, sono tutti con il portatile nello zaino.
Altri hanno scoperto il tablet. Non so se si chiamano tutti così, variano moltissimo, anche come prezzo. Chi confonde Internet con Facebook sostiene che funziona benissimo. È ancora più semplice del portatile, la tastiera compare quando serve ma serve pochissimo: non scrivi cose lunghe, solo qualche commento, guardi le foto messe su dagli altri, c’è chi commenta i link ai miei post confondendoli con la foto :roll:. Quando scopro che qualcuno ha smesso di rispondere alla mail o ha ridotto la sua attività attiva (si può dire vero?) immagino ci sia di mezzo il tablet.
Oltre al problema della stampante qui ce n’è un altro: il backup. A rigore questo problema c’è da sempre rd è sempre peggio. A meno di ricorrere al cloud.

Quello che mi stupisce oltre l’immaginabile però è il telefono. Abitando in campagna ho assistito nell’ultimo anno all’evoluzione dei portatori (sani) di telefono cellulare che ormai si chiama telefono e basta; quando dico che io ne uso uno fisso, localizzato in salotto, con prefisso 011 mi guardano strano, da paleontologi. Fino a poco tempo fa il telefono veniva usato per urlarci dentro, a volte anche per ascoltare ma raramente. E i nostri lo tenevano (e tengono tuttora) sempre acceso rispondendo al primo squillo, anche se impegnati in attività critiche, p.es.: spostare in due un sacco o un oggetto pesante, devi fare attenzione a mollarlo subito, possibilmente per primo, oppure quando inizia una telefonata lunga e articolata e il povero manovale non qualificato aggiunto come complemento (sarei io) resta in attesa (idle) senza sapere se può disattivarsi e per quanto.

Adesso lo usano anche come si usa il ‘puter o il tablet o –una volta– il fax. Cambiano le abitudini: non si usa più chiedere “com’è il tempo?” alle donne di casa per sapere quali sono le previsioni di RAI1, le guardi sul telefono, quando serve (cioè quasi mai). Ci sono tutta una serie d’info, per esempio il prezzo dei maiali (e altri animali ma ai fratelli interessa quello) nelle varie città (cambia da provincia a provincia e L’Emila Romagna ne ha diverse, e poi ci sono i cuneesi, dove c’è una provincia con più mercati).
Esiste un fiorente scambio di video divertenti, lollosi assay ma solo per loro. Io non li capisco nemmeno se me li spiegano. E poi i ganzi giusti sono sempre –come dire– quelli che non direi, loro insomma.

Basta con i contadini, ecco gli studenti sono più comprensibili. Ma anche loro perennemente collegati al telefono. Lì ci sono altre attività, altre app. Ci sono –giustamente– gli amori attuali e possibili che hanno la lion share ma c’è anche altro. Anche lì scambio di video lollosi ma diversi da quelli che dicevo prima; e non sempre comprensibili ma è colpa mia che non mi tengo aggiornato, per dire non so di Star Wars VII e di Checco Zalone.
A settembre ero spesso impegnato al pomeriggio con il padre di una liceale alla quale veniva sequestrato il telefono finché non finiva il compiti. Prima del black-out quotidiano però poteva avvisare lanciando un messaggio broadcast.

Ecco James –tornado al post da cui ero partito– racconta (anche) altre cose. Ma in fondo compatibili con le mie considerazioni. Da un aposizione molto diversa. Ma OK, il mondo è bello perché è vario (cit.) e nessuno mi obbliga. E poi sono vecchio 😉

Però, vedi, me le vado a cercare, per esempio, freschissimo questo. Frequento gente sbagliata, com’era già quell’iperbole (o era una parabola, una quadrica) della mela marcia?

:mrgreen:

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