La NASA, la divulgazione e me

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Un post diverso dai soliti, legato a una chiacchierata della domenica pomeriggio. Si parla del Web, come lo vedo io, dei blog in particolare.

Nel visto nel Web di ieri ho messo How Many Decimals of Pi Do We Really Need?
Forse non  molto tecnico mi è stato fatto notare. OK, lo so ma mi piace, è divulgativo, rende l’idea delle dimensioni dei numeri, delle grandezze che questi rappresentano. Il senso comune c’inganna, continuamente. Per esempio io racconto che la distanza della Stazione Spaziale Internazionale (allo zenith) è compresa tra quella di Verona e quella di Venezia (da Torino). O Bologna e Rimini se guardate in un’altra direzione. Ehi! meno di Firenze o lione o Zurigo o il lich liek quello là 😀
Poi certo, se vogliamo possiamo essere più tecnici, per esempio c’è la Wiki (come farei senza la Wiki?): IEEE floating point.

Che tornando a noi umani vuol dire (in notazione decimale) 7-8 e 15-16 cifre significative, come so dalla fine degli anni ’70, sigh, il Fortran).

Un altro post, anche questo linkato su visto nel Web è The Deep History of Your Apps: Steve Jobs, NeXTSTEP, and Early Object-Oriented Programming, sul meraviglioso sito di Computer History Museum.
L’autore, Hansen Hsu è OK, ma troppo legato a Apple. E il post ne risente pesantemente per diversi aspetti (Objective C, niente X Window, niente Apollo, niente Amiga, citato solo di sfuggita Micro$oft).
Insomma Bocciato; cioè no, ma va integrato: sentire anche l’altra campana come piace ai nostri giornalisti 😉

Poi c’è AI & The Future Of Civilization di Stephen Wolfram su Edge 😀
Ottimi Edge e Stephen ma il post è difficilissimo. Pieno di idee, suggerimenti e fatti personali ma disastroso –secondo me– come comunicazione. Parla (a braccio?) e il risultato è un groviglio. Ho provato a farne una recensione puntuale ma ci ho rinunciato: avrei detto (peggio) quello che Nicholas Carr dice nel suo commento. Inoltre è molto meglio vedere il video rispetto alla trascrizione (di solito sostengo il contrario).

Ma –tornando al numero di cifre significative, cioè alla precisione– possiamo (se dovessimo, dobbiamo?) fare meglio. Per esempio c’è bc:

bc

La frazione approssimatrice di pi me l’ha detta Zar:

zar-pi

Il tool che uso di solito quando devo fare calcoli veloci con il ‘puter è calc (ho messo il link tante volte che ormai lo do per acquisito):

calc

Poi ci sarebbe quello che attualmente è il mio linguaggio di programmazione preferito. Sì, pari-merito con tanti altri e tanti altri fanno cose simili (certo, anche Python), ma Racket è davvero speciale. E poi il nome di quel tipo mi ricorda qualcosa 😉

racket

Dovrei essere più preciso (lasciato come esercizio).

bigfoot

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Commenti

  • Man from Mars  Il 21 marzo 2016 alle 15:20

    È la lotta tra la teoria e la pratica, ovvero tra la matematica pure che calcola pi alla zillionesima cifra e l’ingegneria/fisica/astrofisica/astroingegneria che vuole numeri da usare. Io ho ritrovato perfettamente nella risposta di Rayman del JPL la considerazione che ho sempre fatto quando mi sono ritrovato a maneggiare le “cifre significative”. Ha senso calcolare la lunghezza di una circonferenza con ad una precisione maggiore del miglior strumento di misura disponibile? Senza scendere al livello della singola molecola, andare oltre 1/10000 mm comincia ad avere poco senso in parecchie branche (o branchie?) dell’ingegneria. Aggiungo che il discorso vale anche nel verso opposto, quello dei numeri molto grandi, per i quali la notazione esponenziale può tagliare un certo numero di decimali che di fatto diventano poco utili ai fini delle valutazioni (che non per questo diventano “sbagliate”).
    Dunque è utile conoscere 1000 cifre decimali di pi? Forse no, ma non per questo è meno affascinante.

    • juhan  Il 21 marzo 2016 alle 15:25

      Verissimo. Per i numeri grandi ricordo ancora (incubo!) un caso in cui si doveva fare la differenza.
      Poi, sai, empiricamente una via si trova.
      Ah! “branche” non nel senso di noi piemontesi (= spanne) 😉

Trackback

  • Linux e Windows (e me) | Ok, panico su 24 marzo 2016 alle 17:01

    […] Un post perso (si legge persò e sta per personale, come fanno J-C e i francesi) 😉 Un post difficile è in elaborazione da diversi giorni anche se dice cose banali. E poi è la continuazione di questo. […]

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