Caos informativo

Un post –uno sfogo– un po’ diverso dal solito, su un argomento diverso dal solito ma che è importante, secondo me.

Per introdurlo ecco Valigia Blu (la conoscete e seguite vero? dovreste e dovreste sostenerla), questo: Un anno di f**e news: il lavoro di Valigia Blu sul caos informativo.

Io che sono twitter-centrico ce l’ho qui. Ci sono arrivato via Fabio Chiusi. Fabio me l’ha fatto conoscere JuanCarlos De Martin di Nexa.

OK, basta consigli dalla regia, ma quando {ci vuole}*2 😁

Non so se è una considerazione solo mia ma riesco a sopportare (e spesso a evitare) le fakes nel Web. Basta fare attenzione a quelli con cui si interagisce nei social-cosi. Per esempio su Facebook (seguo distrattamente, spesso semi-trollando (o trollando proprio)) devi confermare l’amicizia e basta dire di no, anzi basta non confermare, non dire niente. Google Plus lo visito ancora meno, anche se è più interessante. Invece sono assiduo su Twitter dove seguo 220-230 (numero soggetto a variazioni umorali) cinguettatori. Dovrebbero essere molti di più ma non avrei il tempo per leggere i loro tweets, spesso accompagnati da collegamenti, spesso impegnativi. Inoltre la stragrante maggioranza di loro parlano di ‘puters, di programmazione, quella che non ho finora potuto usare, ma non voglio perdermi, voi giovani se non lo fate ora lo farete presto. Probabilmente… Forse… 😐

Lì una cosa interessante sono i retweets, trovi gente nuova (anche troppi come dicevo) e spesso impulsivamente schiacci Segui (e poi cerchi di controbilanciare scancellando qualcuno). Per me valgono anche le raccomandazioni negative: uno che retwitta Giuliano Ferrara o Oscar Giannino o Gianni Riotta viene scancellato prima di subito. Invece si può citare Paolo Brosio, senza timore. Questione di gusti personali.

So di non influire per niente (nada, zilch) per cui non vado a caccia (anzi li evito) i gomblottisti, gli anti-vaxers, e simili.

Diversa la situazione alla tele. Anche perché non sono quello con il telecomando. E le rare volte che sento le notizie devo sentire come sottofondo (avete presente le usanze dei padagni?) i commenti a tutto tranne i disastri e incidenti stradali locali (solo locali, poi se si conosce qualcuno personalmente meglio, assay). Ma di solito sono Vita in Diretta e Punta il Dito, i Pakki non li fanno più.

E c’è il #cazzaro. Quando c’era Lui (il Silvio) era scandaloso come la tele riusciva a essere parziale senza vergogna. Adesso è peggiorata.

La stampa di carta (escluse poche eccezioni) è simile. Non so se avete presente la banda dell’Eugenio (il font)? Insomma fakes dappertutto, travolgenti.

Come esercizio di esorcizzamento ho realizzato che se pubblico un elenco di esempi (freschi di giornata) poi mi sento più tranquillo, come ho già fatto e visto con il Bitcoin. Non mi aspetto risultati, solo sentirmi a posto, un po’ più vicino al nirvana, smarcato dalla folla –come dire– comprendonialmente svantaggiata.

Mi accorgo adesso che la selezione è parziale, poche fonti, ripetute. Ma l’argomento mi provoca sconvolgimenti intestinali, non insisto. Se volete potete farlo da voi, è –purtroppo– molto facile.

Per intanto faccio mio l’appello di Claire Wardle e di Valigia Blu, userò caos informativo (information disorder) al posto di fakes news.

🤩

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