A che punto siamo con le traduzioni automatiche?

C’è on teh toobz questo lungo (come c’è da aspettarsi per il sito dell’Atlantic) articolo di DRH  Douglas Hofstadter sulle traduzioni.

Riporta esempi chiari (io riesco a controllare solo il primo) davvero illuminanti. Ci tiene a precisare che non è contro l’intelligenza artificiale di cui uno degli obiettivi fin dall’inizio era stata proprio la traduzione automatica:

Despite my negativism, Google Translate offers a service many people value highly: it effects quick-and-dirty conversions of meaningful passages written in language A into not necessarily meaningful strings of words in language B. As long as the text in language B is somewhat comprehensible, many people feel perfectly satisfied with the end product. If they can “get the basic idea” of a passage in a language they don’t know, they’re happy.
This isn’t what I personally think the word “translation” means, but to some people it’s a great service, and to them it qualifies as translation. Well, I can see what they want, and I understand that they’re happy. Lucky them!

Da sempre la traduzione è una delle mie ossessioni. Quando ero giovane mi capitava sempre (allora scrivevi la relazione a mano in modo chiaro e la segretaria (non mia, dell’ufficio) la batteva a macchina) che per i documenti per la CEE (oggi EU) mi correggeva “Brussels” in “Bruxelles” e pensava tra se che non sapevo neanche come si scrive. (Ecco questa è una frase che nessun programma di traduzione saprebbe tradurre. OK, è anche sbagliata, le parentesi ma non solo).

Qualche tempo fa c’è stato un periodo di scambio di informazioni tra colleghi belgi, olandesi e tedeschi, usando l’inglese. Ma non sempre, per esempio nei programmi c’erano commenti nelle lingue locali, spesso incomprensibili.

Google traduce in modo soddisfacente frasi elementari soggetto-verbo-oggetto e a quella forma bisogna attenersi. Ma non tutti costruiscono le frasi in quell’ordine, anche qui in Europa! Inoltre non conosce le lingue allo stesso modo, OK per inglese, tedesco, ebraico (davvero, la frase risultante sembra sensata anche se ovviamente non sono in grado di verificare). Con le lingue orientali, cinese, giapponese e coreano è più quixotico, proprio come dice Doug. Ma anche il francese a volte gli manca il termine! A me capita di dimenticare le parole e recentemente ho bloccato i lavori per non ricordare “torchio” superando l’impasse solo chiedendo immagini di “pressoir”.

Ovviamente anche noi umani –cioè loro– non sempre ce la fanno, non sempre è possibile. Ricordo che avevo chiesto alla mamma (scozzese) di un mio collega la traduzione di “wannabe” ottenendo come risposta che doveva trattarsi di un refuso tipografico. Ero giovane e ancora non c’era il Web. Ma non è solo quello: i modi di dire e i giochi di parole. Terry Pratchett ne è pieno e i traduttori nostrani a volte vanno troppo di corsa. È capitato anche per la Guida Galattica che da noi è stata pubblicata inizialmente su Urania, rivista eccezionale ma non per i Classici di classe mega-ultra-über-plus. Per contro mi piace citare I Fiori Blu, traduzione di Italo Calvino di Les Fleurs Bleues di Raymond Queneau. Da leggere perché è bello, nelle due lingue perché sono due cose differenti. Bravo Italo! Però aspetta un attimo: il titolo non avrebbe dovuto essere I Fiori Azzurri?

Però non condivido completamente le mie itee (auto-cit.). Doug e Italo hanno a che fare con la letteratura ma c’è altro tra la terra e il cielo (ecco un’altra espressione che non devo usare). Capita che Twitter, via Anne-Sylvie Weinmann, mi cinguetta:

A huge THANK YOU @marcelsalathe for sharing this information. Thanks to #AI, my dream came true. Launching the English version of my series of posts “#BigData: a new form of collective intelligence” initially written in French.

Il bello di Twitter (in realtà del Web) sono i link! Tout se tient, mi verrebbe da dire con Anne-Sylvie: è stato Marcel Salathé a ritwittarmelo.

E Marcel (forse dovrei dire prof o Dr) dice che DeepL it’s not only close to 100% correct, but also expresses itself extremely well.

Sì perché mica c’è solo Google Translate; SYSTRAN ha parecchi nipotini, c’è per esempio Bing Translator che lavora anche con Twitter,

Ho sbirciato ma solo di corsa l’inizio dell’opera di Anne-Sylvie e mi sembra tutto OK; Marcel va di tedesco, per me niente da fare. In entrambi i casi si ammette un intervento manuale di rifinitura –OK, in ogni caso bisogna rileggere prima di pubblicare, due volte.

Resta una questione aperta tra Doug e gli altri due autori|traduttori, dice Doug:

Let me return to that sad image of human translators, soon outdone and outmoded,
gradually turning into nothing but quality controllers and text tweakers. That’s a recipe for mediocrity at best. A serious artist doesn’t start with a kitschy piece of error-ridden bilgewater and then patch it up here and there to produce a work of high art. That’s not the nature of art. And translation is an art.

Sono –secondo me– campi diversi, complementari. Ci sarebbero storie di uso del telefono (nelle zone dove il wi-fi prende) di discorsi tra persone di lingue completamente diverse; peccato che non sia attivo nel Web altrimenti conosco chi potrebbe raccontare di  casi tra il vietnamese (lingua difficile) e il cuneese (ancora più difficile).

Eventualmente, come per il caso di DRH, se non troviamo il Pesce Babele (quello della Guida Galattica) mi sa che dobbiamo contentarci di meno. E anche l’inglese dei non anglofoni spesso… OK, come me.

🤣

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