Category Archives: Nostalgia

AT&T Archives: The UNIX Operating System

uh! ‘n sacco di persone famose (vero?). Raccontano cose che magari oggi sono scontate, almeno per qualcuno; allora no.
C’è tutto il canale AT&T se si ha tempo.
Ottimo qui il K di K&R 🚀
Poi a 11 circa ecco R di K&R 🚀
Il capo arriva a 13 circa 🚀

Com’erano i terminali una volta! Anche quelli grafici, cioè non solo alfanumerici! C’è anche il TTY (chissà come si chiama davvero: teletype?).

Com’era la rete allora; c’è cioè si vede la bindo (?) di Ethernet.
Insomma stiamo parlando del 1982. Io c’ero –non ancora con UNIX ma ci sarei arrivato.
Anche se da noi andava forte quell’altro OS, quello di DEC (Digital Equipment Corporation), il VMS del VAX.
No, non ne parlo perché 1) andrei fuori tema; e 2) certi argomenti sono rischiosi. 😡

Quelli di IBM vestiti così non li vedrete mai; anzi non c’erano proprio. Forse si usavano ancora i camici come i dottori alla tele. E comunque giacca scura, camicia bianca e cravatta, plz! 🤖


UNIX is a trademark of Bell Labs. Questa frase c’era dappertutto; adesso non riesco a trovarla googlando; come passa il tempo (Ozymandias & Shelley).

Un riassunto über come al solito sulla Wiki: History of Unix.

Occasione unica –anzi no– ma una cosa da fare

logoL’amico Marco Bruno mi manda un messaggio di quelli che sconvolgono la giornata. Intanto per il mal di gola (credo di avere la febbre oltre i regolamentari 37 °C) contavo di cazzeggiare ancora più del solito, ero anche finito su Facebook. Ecco la cronaca, yep! mi sono munito di regolare autorizzazione, nèh!

Nino, ma vuoi un Apollo? 53 €…
Segue il link questo: AGILENT HP APOLLO SERIES 400 COMPUTER A1421B *st H105
Non parla del monitor ma con quel prezzo non puoi pretendere. A proposito: e il trasporto? 58 € vers l’Italie.

Allora rispondo subito:
Ma dimmi te! poi però che ne fai? non interessa qualche museo?
adesso diffondo il messaggio, chissà…

Però, dice il Marco:
di ‘sta roba ce n’è a tonnellate, credo che quelli del MUPIN non comperino nulla che non sia a costo meno-di-zero (devi portargleilo là, insomma)

Beh, sì le macchine di oggi sono tutta un’altra cosa, buttate un occhio sul telefono e stupite: ma usavate davvero quella roba lì?
Per cui:
Prima o poi al MUPIN devo farci un salto.

Cui segue la risposta:
anch’io, devo dargli qualche tonnellata di roba, che non so dove mettere. C’è anche qualche bel pezzo, ma o lavoro, o gioco… non ho tempo di guardarci. Ho i primi portatili Compaq, un vero, completo, originale PC portatile IBM (8088,640k, due floppy LCD illeggibile), una (due) HP 9821A…

logo-hp
Un po’ di link, prima quelli per ambientarsi, l’Apollo series 400 nel museo di HP e la pagina della Wiki che dice tutto l’essenziale senza esagerare. Ma se volete la faccio più lunga, per esempio il mitico Bill Poduska, sì quello di Pr1me, ma dopo ha fatto altre cose anche più sostanziose; ed è tuttora pimpante, anzi probabilmente sono rimasto il solo a usare quel nick, dovrei adeguarmi e dire John William (Sr.).

logo-mupin
Il MuPIn, Museo Piemontese dell’informatica. Scoperto che c’è attraverso Marco ma di cui so ancora poco. Anzi niente (nada, zilch). Uh! è ancora in allestimento,

Il Museo non è ancora aperto al pubblico.
Venite a trovarci dalle: 21:00 alle 23:20
presso la sede dell’associazione
tutti i martedì sera (su prenotazione)

E –pensa te– vicinissimo, a Moncalieri in strada Carignano

strada
chissà quante volte ci sono passato davanti, da andarci assolutamente.
😀

Minix e dintorni

m-r-2Non so se a qualcuno interessa la storia dei ‘puters, io l’adoro. E ieri qualcuno twitta di questo post: Lessons Learned from 30 Years of MINIX.

Lunga lezione del prof Andrew Tanenbaum che racconta di quello che prima di essere un lavoro era una passione, uno dei suoi hobby nei ritagli di tempo. Anche se era una cosa utile: ricordo perfettamente che me ne parlavano i miei amici ancora studenti (quel genere di studenti che trovano il tempo anche per lavorare come manovali informatici invece di farla finita con la scuola (ma se pensano solo a studiare corrono il rischio di non uscirne più, almeno a quei tempi capitava). Io ero troppo vecchio e poi Unix (e altri OS) li avevo sulle macchine che usavo; Minix andava bene solo per scopi educativi, lo dice anche Tanenbaum.

tanenbaumIl prof riconosce tutti i meriti di tutti, correttissimo. Non ricordo dove ma Linus Torvalds (ha un carattere, come dire, a volte) da qualche parte non è stato così pacato. Ma sì, anche lui riconosce che senza Minix non avremmo avuto Linux. Il quale Linux mi ha fatto tornare a Unix che avevo abbandonato per il DOS (orrore!) e poi Windows (altro orrore!). Ora questo periodo micro$oftico è superato, raramente interagisco con quella roba; quasi mai, mi sto dimenticando quasi tutto. A dire il vero al posto di Linux ci potrebbe essere anche di meglio, GNU/Hurd, i vari sapori del Lisp. Vi ho già raccontato del figlio di un mio ex-collega che è seriamente coinvolto con quello che doveva diventare il successore di Unix secondo BellLabs?

Il prof Andrew Stuart “Andy” Tanenbaum (sometimes referred to by the handle ast) ormai è emerito, ha otto anni più di me, ma continua a raccomandarci Minix, bravo, rockz! 😀

t-tChissà se Minix viene usato, se avrà un futuro, come quello di Linux?
Che poi anche Linux, la lion share è quella di quelli con le finestre, ultimamente una sola e pure sghemba, davvero un lavoro fatto male, non a regola d’arte. Oppure quelli con la mela morsicata.
Ma tanto cambia tutto con i telefoni. E cambierà ancora, da scommetterci (se del caso posso citare Bohr).


Come dicevo adoro la storia, sempre via Twitter ecco un vecchio post: The Secret Origin of Windows.

Quando l’ho letto ho pensato che sarebbe stato divertente sentire qualcuno dei miei vecchi colleghi su cosa ricordano di come avevano vissuto il passaggio a Windows. Non ho avuto successo, anzi. Intanto la prima versione di Windows è la 3.0, subito seguita dalla 3.1 (i DLL se ricordo bene) e –soprattutto– dalla 3.11 (for Workgroup, la rete).

Una delle risposte –la migliore in assoluto– che ho ricevute è stata: “bei tempi quelli, il VAX, il VMS…”.
Beh, no, io non la penso così ma quelli seri allora erano quelli di Digital (DEC).

pr1me

Vi ho mai parlato del ‘puter di allora più bello di tutti?
No, aspetta, ancora meglio: adesso vi conto tutto del Lisp, parto da qui 😉

Personalizzazioni – Tilda

CH

Il post è stato aggiornato secondo le osservazioni di Me Shintak (rockz!).

Ci vorrebbe il Phantom!” dice un mio vecchio amico e –una volta– capo. Dove “Phantom“, anzi “PHANTOM” è –era– una cosa meravigliosa del nostro primo computer, il Pr1me.
Ah! momenti dimenticavo: questa è una storiella piena di nostàlgia, potete non leggerla se pensate che poi capita come l’ultima volta 😉

Il “Phantom” era una cosa simile a “&“, per l’esecuzione in background dei processi lunghi, senza bloccare il terminale. Ma la sintassi di PH (su Prime i comandi si potevano abbreviare, bastava digitarne l’inizio e COMMAND (la shell) lo completava automaticamente. Per avere l’elenco di una UFD (directory) il comando era LIST ma bastava scrivere L. Il comando CLOSE (chiudeva i files aperti) poteva essere abbreviato C, per eseguire un COMINPUT file (script) usavi COMMAND nome-dello-script e potevi abbreviarlo come CO, non C visto che attivava CLOSE. Poi c’erano R (run) e SEG (seg, eseguiva un run compilato segmentato, se volete racconto ma è una roba lunga). Ora per eseguire un CO, R o SEG in background bastava far precedere il comando da PH. Facile vero? E non si potevano fare confusioni.

Venendo a Unix|Linux c’è & che funziona benissimo ma a volte ci si dimentica di darlo. Non è così grave con C-M-t (control-alt-T secondo il gergo Emacs) si apre un altro terminale (che si lancia come gnome-terminal) e tutto funziona, ho un altro terminale che mi ascolta. Ma poi capita (per qualcuno, tra cui il mio ex-capo e me) di avere troppe finestre aperte. Da qui l’idea di cercare il comando equivalente a PH del Prime. Un altro comando che ci manca è COMO, una cosa simile a tee ma quasi completamente differente, non siamo ancora riusciti a scovarlo, anche se… 😉

Tornando al dunque abbiamo passato un pomeriggio a googlare, provare, pasticciare. Intanto la gestione di Unix|Linux dei comandi in background|foreground è ottima, anche se di solito ignota; Riccardo e Felix vi raccontano tutto qui:

Nel nostro caso ci siamo persi e alla fine abbiamo deviato, facendo qualcosa di completamente differente. Siamo arrivati a Guake.

Ma c’è un problema, doppio: Ubuntu ne installa una versione vecchia e, più grave, intercetta e sostituisce completamente (se abbiamo capito bene) completamente il terminale di Gnome. Ma la pagina della Wiki (come faremmo senza?) mi ha ricordato che una volta usavo Tilda.

t1

Tilda rockz! Occorre configurarlo, si può fare facilmente anche se non sono riuscito a cambiare l’icona nella barra delle applicazioni. Con un tasto (io uso F12) si può visualizzare|nacondere; si possono attivare copie aggiuntive (per me con C-S-n) che vengono impilate nella stessa area, proprio come capitava illo tempore 😀
Insomma adottata.

t2

Adesso la frase che farei meglio a non scrivere –lo sento. Frattanto il mio ex-capo (lui, nèh, non io!) diceva “Pensa te quelli che hanno sempre una sola finestra full-screen anche se il monitor è esagerato)”. Noi no :mrgreen:

Argomenti passati a funzione – 3

fortrnIl titolo del post è fuorviante, è quello solo perché si collega a questo: Argomenti passati a funzione – 2.
Ed è un post atipico, solo per un paio di precisazioni.
Intanto come dicevo in un commento nel post citato l’amico (ex über-boss) AP mi ha dato le fotocopie del manuale del Fortran 77 di Apollo, DOMAIN FORTRAN User’s Guide Order No. 000530 Revison 04 Software Release 7.0, 1984.

Ricordavo male: non c’era ancora la distinzione tra gli argomenti passati a funzione (o subroutine) modificabili o no. Anzi ci sono in diversi punti le solite raccomandazioni:

apollo

Riletto oggi il manuale è “vecchio”, molto standard 77. Le uniche estensioni, rivoluzionaria a quel tempo sono le variabili di tipo pointer (puntatore) e il supporto della ricorsività. Quest’ultima era vietata da sempre in Fortran e anche da noi perché non efficiente. Invece i puntatori avevano la loro ragion d’essere per le librerie grafiche scritte in Pascal. Per quel che ne so Apollo è l’unico computer il cui sistema operativo sarebbe piaciuto a Niklaus Wirth 😀

Invece l’istruzione intent con cui si può specificare il tipo di argomenti con i valori in, out e inout compare solo nel Fortran 90. All’epoca personalmente usavo ormai pochissimo il Fortran; e poi ho fatto confusione sulle date. La mia memoria non è più quella di una volta; e com’era allora me lo sono dimenticato 😆

Ho cercato in rete, scoprendo di aver già pubblicato su questo stesso blog cose affini di cui mi sono completamente dimenticato: Nostalgia – I

Riporto nuovamente l’URL di un sito con tantissimo materiale, anche se non ho trovato quel che cercavo: bitsavers.org.

L’immagine della copertina del Fortran IV del Prime viene da qui.

OK, Mode nostalgia OFF :mrgreen:

Prima di Windows

real_commanderC’era il DOS, diranno i vecchi come me che già usavano il ‘puter.
Io in realtà ho una storia leggermente diversa ma poi tanto sono finito lì. E questo post nostalgico lo dedico agli XPisti, orfani e superstiti. Nihil novum –com’è già che continua la (cit.)?

Parlo di roba di quando non c’era il Web, anzi c’era chi diffidava dall’usare l’hard disk (vero P?).
Dunque c’era il DOS e con il DOS la linea di comando. Sì e No. Cioè sarebbe sì, punto finita lì, ma no, c’erano diversi aiuti per i comuni mortali costretti a usare il PC (si diceva davvero così, allora).
In una piovosa domenica pomeriggio con un mio collega di allora (che poi ha astutamente cambiato vita) siamo andati alla ricerca di questi reperti archeologici. Sulla Wiki –come faremmo senza la Wiki? (auto-cit.).

Il primo della lista per noi che frequentavamo un certo giro è XTree.
Nato nell’85. Ubiquitoso per parecchio tempo.
In realtà io ero per un rivale, PC Tools, 1986.
Però lo usavo solo per compiti particolari come ordinare i file alfabeticamente, recuperare quelli cancellati per sbaglio e cose simili. Inoltre i fan di PCTools non avevano creato un’abbreviazione, a differenza di XT, TR, NC, … Insomma una cosa di nicchia già allora.
Il primo nato era comunque Framework, nato addirittura prima del PC IBM, per il Mac, o un suo antenato.
Nella nostra rievocazione non riuscivamo a ricordare il nome e ci sono arrivato solo per via di Ashton Tate, quelli del DBIII. Pensa te che Framework esiste tuttora, qui il loro sito.

Il più popolare e usato era però un altro, NC,  il Norton Commander.

nortonLa wiki dice cose davvero interessantissime su NC, per esempio non è di Peter Norton ma di John Socha, autore anche del primo screen saver.
Ma è Peter che divenne famoso. Non solo su PC, compariva sul monitor spesso per ricordarti di fare frequentemente (often diceva lui e come  Piteroften era conosciuto) su quelle meravigliose meraviglie della Mela Morsicata™.

OK, mode nostalgia off.

1-2-3 & nostalgia

n8Forse è la stagione, forse un’influenza ‘strologica, forse nostalgia, forse –chissà! Ma capitano tutte assieme tante notizie affini su un argomento che mi affascina da sempre. E allora devo parlarne. Al solito: leggete solo se volete, nèh!

Riguardo la preistoria dell’informatica questo post: Early Digital Research CP/M Source Code.
Il CP/M, sì usato. Era estremamente limitato per me che venivo da macchine infinitamente più costose. Ma la cosa che non sapevo è che non era scritto in assmebler (si dovrebbe dire “assembly”) ma in PL/M, una versione semplificata di PL/I dove la “I” sta per 1 (“one” o “uno”? dipende da come leggi “PL”).
Notare l’uso di “/” al posto dello spazio, roba da IBM (credo, da verificare). E, ovviamente, tutto maiuscolo.
Il PL/I doveva essere un linguaggio universale che, per quanto mi riguardava, avrebbe dovuto rimpiazzare anche il FORTRAN. Mai dovuto affrontarlo, era una specie di babau per i vecchi che forse l’avevano incontrato e ne erano scampati, con terrore (che trasmettevano a noi giovani). E invece –pensa te!– era usabile e usato 😯

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Su Twitter Museo Informatica pubblica le foto di macchine di quando ero giovane, da seguire.
C’è anche il blog Museo dell’Informatica Funzionante, peccato che sono lontani, altrimenti… Siracusa, quella che da Archimede in poi merita una visita, lunga e prolungata. Con deviazione a Palazzolo Acreide per il teatro greco e –sopratutto– il museo del Poetry Hacklab.

Una notizia che mi sono perso: i “vecchi” progettisti di Olivetti a Roma; ho preso un appunto. Che ho perso, se lo ritrovo aggiorno; se qualcuno sa parli! 😳

software_64Poi oggi questo, davvero la fine di un’era, sulla quale potrei raccontare anche un fatto personale raccapricciante: End of an Era: After a 30 Year Run, IBM Drops Support For Lotus 1-2-3

header
Ma è il nuovo che avanza. Per dire c’è chi riscrive i miei script vecchi di qualche anno convertendoli dal meraviglioso newLISP al quasi altrettanto bello Python. Invece gli script fatti con Gnuplot resistono perché versatili e poi –OK, segreto segretissimo, cancello. Questo capita dove ci si sta chiedendo “Ma Windows 10…” di cui ho trollato recentemente. Pare la cosa interessi, che tempi! :mrgreen:

GEB.G ovvero come ho scoperto la ricorsività nella programmazione

gebIo sono in ferie. Nel senso che sto tentando di tenermi lontano dal ‘puter per qualche giorno, disintossicarmi. E cosa si fa in questi casi? Altro, per esempio rileggere i classici. Io sono alle prese con Gödel, Escher, Bach di Douglas Hofstadter (1979, versione italiana 1984).

Ogni volta che lo rileggo salta fuori qualcosa di nuovo. O, come nei giorni scorsi un ricordo (attenzione: nostalgia qui) di cose successe all’inizio degli anni ’80, peccato non aver tenuto appunti e sorgente dei programmi! (ma sono passati più di trent’anni).
Allora il mio ‘puter, il Pr1me 550, un mini voleva che si usasse principalmente il Fortran. Vero che c’erano linguaggi di scipting come il CPL, Cobol e RPG per i gestionali, Basic per Giorgio ma erano complementari. E i capi insistevano per usare il IV (1964) meno esoso di risorse del 77 (1978).
DRH invece parla di ricorsività, vietata nel Fortran, prendi questo pezzo copiato da p.146-148 (sperando che l’autore e il sgnor Adelphi non si arrabbino):

Possiamo definire strutture geometriche infinite usando lo stesso metodo, cioè quello di espandere un nodo dopo l’altro. Per esempio, definiamo un diagramma infinito chiamato “Diagramma G”. Useremo a questo scopo una rappresentazione implicita. In due nodi scriveremo semplicemente la lettera ‘G’, che starà per una copia del Diagramma G. Nella Figura 31a abbiamo disegnato il Diagramma G implicitamente.

g1

Ora, se vogliamo vedere il Diagramma G più esplicitamente, possiamo espandere ognuna delle due G, cioè, sostituirle con lo stesso diagramma, ma in dimensioni ridotte (vedi Fig. 31b). Questa versione “di secondo ordine” del diagramma G ci dà una vaga idea dell’aspetto che avrebbe il Diagramma G se fosse completato, cosa che è impossibile.

g2

Nella Figura 32 si vede una parte ancora più grande del Diagramma G, in cui i nodi sono stati numerati, cominciando dal basso e da sinistra a destra. In basso sono stati inseriti due nodi supplementari che portano i numeri 1 e 2.
[…]
Ma il Diagramma G possiede proprietà ancora più sorprendenti. Tutta la sua struttura può essere racchiusa in un’unica definizione ricorsiva che è la seguente:

g3Come fa questa funzione G(n) a racchiudere la struttura ad albero di G? È molto semplice: se si costruisce un albero nel quale si colloca G(n) al di sotto di n per tutti i valori di n, si ritrova il Diagramma G. È proprio così che ho scoperto il Diagramma G la prima volta. Stavo indagando la funzione G e, mentre cercavo un metodo rapido per calcolarne i valori, mi venne l’idea di disporre i valori già noti in un albero. Con mia grande sorpresa, trovai che questo albero ammetteva quella descrizione geometrica ricorsiva estremamente ordinata.

Etc.
Uh! mi ero detto, chissà se… A quei tempi era normale avere un contratto di assistenza, tipo che l’hard disk andava in crash un paio di volte all’anno (fare spesso il back-up!) e conoscevi bene i tecnici. Io mi ero fatto dare un nastro con una versione non proprio ufficiale del Lisp e me ne sono innamorato, e perdura ancora. Tanto che l’altra sera arrivato a p.148 del GEB mi sono detto: ma la G cos’è già che fa, e se…
Ecco (g.nl):

#!/usr/bin/newlisp

(define (g n)
	(if (= 0 n) 
		0
		(- n (g (g (- n 1))))))

;; main
(set 'n (int (main-args 2)))
(print n " -> " (g n) "\n")
(exit)

gnl

Sì, lo so che il Lisp non è che piaccia proprio a tutti e allora ecco Python, il Basic di adesso, ormai la ricorsività non è più un taboo (g.py):

#!/usr/bin/env python3

from sys import argv

def g(n):
	if n == 0:
		return 0
	else:
		return n - g(g(n - 1))

#main
n = int(argv[1])
print(n, '->', g(n))

gpy
OK?
Ma però –ricordo perfettamente– mi disse teh Boss: la ricorsività costa!
Vero. Riscriviamo lo script Python à la Fortran –potrei installarlo ma sapete che sono in ferie :wink:– (g-nonric.py):

#!/usr/bin/env python3

from sys import argv

n = int(argv[1])
g = [0]
for c in range(1, n + 1):
	g.append(c - g[g[c - 1]])
print(n, '->', g[n])

Adesso g non è più una funzione ma una lista, in Fortran sarebbe un array. A proposito allora gli array si chiamavano vettori se monodimensionali e matrici se con due o più dimensioni, oggi i giovani mi hanno cambiato anche il vocabolario 😯

Non cambia niente ma i pythonisti per bene userebbero la list comprehension, lo script precedente sarebbe così:

#!/usr/bin/env python3

from sys import argv

n = int(argv[1])
g = [0]
[g.append(c - g[g[c - 1]]) 
	for c in range(1, n + 1)]
print(n, '->', g[n])

Quindi torniamo all’osservazione del capo di allora (se vi dicessi che il suo nome inizia per G ci credereste?), ecco:

cpy

Quasi 17 secondi contro meno di 3 centesimi! G, teh Boss ha ragione, ancora adesso. Lo so che non interessa ma newLISP ha la possibilità di creare l’eseguibile, vediamo:

cnl

Nessun vantaggio. Però basta nostalgia e basta ‘puter, sono in ferie 😉

rc ovvero ci sono più cose in cielo e in terra…

get_bigUn postino che non so se vale. Ma ho una manciata di giustificazioni (o scuse) per auto-assolvermi:

  • un post già quasi pronto lo blocco perché riguarda cose non più supportate;
  • la solita filosofia Unix, ne ho parlato recentemente e è materia controversa (Massimo non ha tutti i torti, anzi!);
  • l’amico Luigi Bit3Lux posta spesso su questi argomenti, p.es. qui, qui e qui.

Tutto nasce da quest’immagine:

meaning of strange unix-linux command names.001

La trovate su G+, qui.

Fa parte di nixCraft: NixCraft is an online community of new and seasoned Linux / Unix sysadmins who want to make the most of sysadmin-hood.
Volendo c’è anche su Facebook, credo con le stesse cose (forse, non lo seguo).

Allora, tornando all’immagine, quasi tutto OK. Ricordo che quando mi approcciai a Unix tee mi risultò inizialmente ostico perché il COMO (command output) sul Prime era molto meglio (no, solo diverso ma l’abitudine…) e poi non avevo capito il perché del nome, cosa per cui l’immagine su in alto.

Perl se ricordo bene era allora nuovissimo, non si capiva nemmeno dove volesse andare a parare; sarebbe diventato di moda anni dopo alla nascita del Web.

Invece rc. OOPS non lo conosco! Controllo sul manuale cartaceo di SisV di Apollo, manca. Panico? No, c’è la Wiki.
Toh! Plan 9. È la shell di 9P. E c’è anche per Linux anche se non so se serve; per adesso no.

Invece Plan 9, qualche mese fa un giovane nerd me ne parlava entusiasta, peccato che in quel momento non ho pensato di sfruttare l’occasione. Persa, chissà se riesco a rintracciarlo.

OK, nostalgia-mode off 😉

La filosofia di Unix

Un post filosofico o lubitoso o nostalgico. O semplicemente –beh giudicate voi.
Ieri su G+ qualcuno condivide quest’immagine

The UNIX Philosophy.001
Pare che venda da qui.

Bella, mi ci ritrovo pienamente. Tanto che appena possibile mi metto a cercare, la Wiki (come faremmo senza! (auto-cit.)), Dr.Dobb’s e altro ancora, nel Web c’è parecchio sull’argomento. Tanto che mi son detto prima o poi, forse, chissà…
E, la conbinassione! oggi Luigi Bit3Lux ti fa un post proprio in quella direzione: Underscore [Brevi Esercizi].
E allora non ho più scuse: la filosofia Unix, quella dell’immagine, vale ancora? Vale ancora scrivere script da eseguire sulla riga di comando, usando i tool forniti dal sistema operativo, proprio come si faceva una volta? E gli esempi forniti da Luigi sono eleganti. E usa anche AWK, quello che a me dicevano che era troppo ostico; e qui forse il mio capo di allora aveva ragione, scelgo la versione Bash, o quella con tr, o …
Però, oltre a finire tag ho in programma una serie di post con finestre, pulsanti e quant’altro, sono incoerente, forse 😯

Luigi è il papà di Lubit, distro velocissima che invoglia all’uso del terminale, come si usava una volta (non solo nèh, non manca niente per quelli che arrivano da Windoze). E riguardo Lubit mi ricordo sempre la sgridata di Squittymouse quando ho riportato che non si potevano mettere cartelle, documenti, icone e altro ancora sul desktop. Ovviamente ha ragione Squitty.

Appena posso devo indagare su Mike Gancarz, chissà…
Poi c’è anche un tot di nostalgia, tanto che mi viene da mttere questo video 😆