Category Archives: sfoghi

Javascripts che bloccano, solo me?

jr0Non so se capita solo a me, si sa che sono niubbo, ce la metto tutta ma diventare un aspirante geek mica è facile, se uno comincia quando ha già una ceta età 😦
Per cui ho bisogno di aiuto, (no, non $oldi, un how to) forse è successo anche a altri, più smart, chissà…
etCapita, a volte, non sempre ma in modo che non sono riuscito a capire in quali circostanze (la fase lunare, l’oroscopo (ascendente), le condizioni metero, whatever) che Firefox diventi tutto grigio, le CPU (a turno) raggiungano il 100% e devo forzare la chiusura del browser, con il sistema lentissimo a rispondere. Il messaggio è come in figura, uno script JS che fa casino.
Qualche mese fa capitava –sempre– con Tumblr (dove ho un paio (abbondante) di blog di amici), poi l’ho risolto, non ricordo come 😉
Invece adesso è più casuale, anche se ExtremeTech (no, non metto il link) è estremamente recidivo, non lo apro se non per sbaglio, c’è chi mi twitta per 😉
Poi istanti fa mi è successo con un link trovato su G+, questo che adesso ha aperto senza problemi. Per la cronaca per me è una segnalazione sbagliata, cioè non quello credevo di trovare, capita anche con i non clickbaits.
jsQualche consiglio? Esiste una cura? Non vorrei cambiare browser, ci sono affezionato e ho gli script, p.es. per visto nel Web. E sì, ‘buntu.
O devo inserire qualche javascripter nella classe dei flashisti & silverlightisti?

:mrgreen:

Desktop, portatile, tablet, telefono

dpttOvvero: sono vecchio.
Per fortuna non sono più nel mondo del lavoro, lo faccio come gioco, mi occupo di quello che mi piace senza preoccuparmi delle conseguenze. Quasi sempre, non in questi giorni, non come vorrei. Ma a breve riprendo (forse).
Poi ci sono gli imprevisti, come questo di cui sto per raccontare. Non avendo un’agenda come si deve posso fare pausa e raccontare un po’ di tutto; anche dicendo cose non troppo sensate (temo) come questa di oggi.

OK, credo che basti come disclaimer, vado con il mio rant che potrebbe avere come titolo “non è più come una volta, nope, cambiato tutto”.
Siccome passo un po’ di tempo collegato al mondo via Web vengo a conoscenza di notizie e pensieri anche di gente non proprio vicino. Martedì su un social-coso (non ricordo quale) trovo “One Year On – My Experience With A Chromebook“. Interessante, merita un post.

Non ho capito tanto bene di cosa si occupi James, non ho googlato più di tanto, se uno vuole mettere il suo CV online si trova subito, altrimenti si guarda cosa dice su G+ e basta.
Ma la sua esperienza con il chromebook mi conferma, anche se non conosco chromebooker locali (si usano da noi i chromebook?), un’evoluzione nel mondo dei ‘puters.
Diversi contatti, sia nel mondo 1.0 sia via Facebook non usano più il PC tradizionale.
Il primo passo è stato quello di sostituire il desktop con il portatile, operazione sensata, ce l’hai (quasi) sempre a portata di mano, (quasi) sempre pronto all’uso –OK, manca il mouse (a volte), la stampante, il collegamento a Internet (a volte). Credo che ormai siano la maggioranza, anzi con il desktop ci sono solo più io e qualche grafico/disegnatore (la tavoletta…). In particolare gli studenti, tranne quelli di cui a breve, sono tutti con il portatile nello zaino.
Altri hanno scoperto il tablet. Non so se si chiamano tutti così, variano moltissimo, anche come prezzo. Chi confonde Internet con Facebook sostiene che funziona benissimo. È ancora più semplice del portatile, la tastiera compare quando serve ma serve pochissimo: non scrivi cose lunghe, solo qualche commento, guardi le foto messe su dagli altri, c’è chi commenta i link ai miei post confondendoli con la foto :roll:. Quando scopro che qualcuno ha smesso di rispondere alla mail o ha ridotto la sua attività attiva (si può dire vero?) immagino ci sia di mezzo il tablet.
Oltre al problema della stampante qui ce n’è un altro: il backup. A rigore questo problema c’è da sempre rd è sempre peggio. A meno di ricorrere al cloud.

Quello che mi stupisce oltre l’immaginabile però è il telefono. Abitando in campagna ho assistito nell’ultimo anno all’evoluzione dei portatori (sani) di telefono cellulare che ormai si chiama telefono e basta; quando dico che io ne uso uno fisso, localizzato in salotto, con prefisso 011 mi guardano strano, da paleontologi. Fino a poco tempo fa il telefono veniva usato per urlarci dentro, a volte anche per ascoltare ma raramente. E i nostri lo tenevano (e tengono tuttora) sempre acceso rispondendo al primo squillo, anche se impegnati in attività critiche, p.es.: spostare in due un sacco o un oggetto pesante, devi fare attenzione a mollarlo subito, possibilmente per primo, oppure quando inizia una telefonata lunga e articolata e il povero manovale non qualificato aggiunto come complemento (sarei io) resta in attesa (idle) senza sapere se può disattivarsi e per quanto.

Adesso lo usano anche come si usa il ‘puter o il tablet o –una volta– il fax. Cambiano le abitudini: non si usa più chiedere “com’è il tempo?” alle donne di casa per sapere quali sono le previsioni di RAI1, le guardi sul telefono, quando serve (cioè quasi mai). Ci sono tutta una serie d’info, per esempio il prezzo dei maiali (e altri animali ma ai fratelli interessa quello) nelle varie città (cambia da provincia a provincia e L’Emila Romagna ne ha diverse, e poi ci sono i cuneesi, dove c’è una provincia con più mercati).
Esiste un fiorente scambio di video divertenti, lollosi assay ma solo per loro. Io non li capisco nemmeno se me li spiegano. E poi i ganzi giusti sono sempre –come dire– quelli che non direi, loro insomma.

Basta con i contadini, ecco gli studenti sono più comprensibili. Ma anche loro perennemente collegati al telefono. Lì ci sono altre attività, altre app. Ci sono –giustamente– gli amori attuali e possibili che hanno la lion share ma c’è anche altro. Anche lì scambio di video lollosi ma diversi da quelli che dicevo prima; e non sempre comprensibili ma è colpa mia che non mi tengo aggiornato, per dire non so di Star Wars VII e di Checco Zalone.
A settembre ero spesso impegnato al pomeriggio con il padre di una liceale alla quale veniva sequestrato il telefono finché non finiva il compiti. Prima del black-out quotidiano però poteva avvisare lanciando un messaggio broadcast.

Ecco James –tornado al post da cui ero partito– racconta (anche) altre cose. Ma in fondo compatibili con le mie considerazioni. Da un aposizione molto diversa. Ma OK, il mondo è bello perché è vario (cit.) e nessuno mi obbliga. E poi sono vecchio 😉

Però, vedi, me le vado a cercare, per esempio, freschissimo questo. Frequento gente sbagliata, com’era già quell’iperbole (o era una parabola, una quadrica) della mela marcia?

:mrgreen:

I computers non sono più quelli di una volta

I ‘puters non sono più quelli di una volta.
E l’utente è funzione del ‘puter (non funzione nel senso di function ma nel senso che viene condizionato a fare cose indotte (o invogliate) dal ‘puter).

Ne ho già parlato, non è importante dove perché ho una soluzione migliore, definitiva (forse o comunque per adesso e in ogni caso solo per me), del problema dell’a-capo nel passaggio dei documenti di testo da Linux a Windows. Ignorando –per il momento– che i giovani ignorano i file di testo ecco la mia soluzione.
Al solito non è mia ma viene da Stack Overflow: How to convert DOS/Windows newline (CRLF) to Unix newline (\n) in bash script?

La soluzione di Jonathan Leffler 😀 funziona perfettamente 😀
Jonathan la sa lunga, la sapevate quella del $:

3.1.2.4 ANSI-C Quoting
Words of the form $’string’ are treated specially. The word expands to string, with backslash-escaped characters replaced as specified by the ANSI C standard. Backslash escape sequences, if present, are decoded as follows:
[…]
\n newline
\r carriage return

Ecco un test iniziale fatto con un mio giovane contatto windowsiano, il file scritto su Linux viene visto così nel Blocco note (Notepad):

ac0

Processato con lo script di Jonathan il documento diventa tutto OK per Blocco note:

ac1

Notare che ormai la limitazione al set di catatteri ASCII è definitivamente archiviata, Unicode dappertutto, emoji compresi 😀

Quindi prima di subito lo script wnl (windows’ newline):

#!/bin/bash
if [[ $# -eq 0 ]]; then
    echo manca il file txt
    exit 2
fi
sed $'s/$/\r/' $1 > w-$1

dopo averlo reso eseguibile con chmod +x wnl conviene spostarlo in ~/bin in modo da poterlo eseguire da qualunque directory.
OK, caso chiuso 😀

Però… 👿
Il giovane potrebbe chiedere “perché ti ostini a usare quella roba?”. Loro sono abituati al documento tipo Word (uso i nomi di M$Office anche se i nuovi adesso usano –finalmente– LibreOffice) che oltretutto è già formattato come si deve (o almeno come sperano). Già per me non esiste neretto, corsivo, dimensione del carattere e compagnia.
I giovani in oggetto la sanno lunga: a me è arrivata la dritta “mandami il tuo testo in una mail, non un allegato, il testo nella mail”. Anche se non sanno che le mie mail sono di solito sempre senza evidenziazioni di sorta, proprio come si usava una volta.

I miei fraintendimenti con il giovane mica finiscono qui, anzi!
“Quant’è grosso il tuo documento?”. Detesto la versione “quanto pesa” che di solito usano solo quelli dell’esosa MelaMorsicata. Dovevo produrre almeno una pagina di testo di Word-equivalente formattato normalmente.
Ahemmm… si, a sentimento ci sono ma –come dire– io uso altri sistemi di misura.

wc-t

wc –word count– scrive il numero di linee, parole e caratteri. Con l’opzione –c restituisce solo il numero di caratteri (e si vede che nei due files varia di 6, tante quante sono le linee).
Con Windows è tutt’un altra cosa!

we

ci sono skifetse, ci interessano solo i files t e td, che vengono indicati con una dimensione di 1KB. È ovviamente un valore approssimato, per saperne di più bisogna ricorrere a Prompt dei comandi (via cerca cmd), navigare (o arrimpicarsi visto che si parla di alberi delle directories) per giungere dove i files si trovano e eseguire il comando dir:

dir

dove finalmente i numeri tornano.

Ma, dice il mio interlocutore: “il comando wc funziona solo per i txt” (loro chiamano così i misteriosi files di testo, anche se l’estensione .txt non si lascia vedere quasi mai. Qui sono stato davvero un modello (mi auto-complimento per il mio auto-controllo). Ho indicato l’URL di un testo ormai un po’ vecchio ma sempre altamente consigliato, anzi lo aggiungerò al mio elenco di manuali, The Art of Unix Programming di Eric Raymond. Si parla di Unix ma vale (praticamente) tutto per Linux.

In particolare nel cap. 1, Basics of the Unix Philosophy troviamo (ma è tutto da leggere) “Write programs to handle text streams, because that is a universal interface”.
E non dimenticate (è sempre lì) la regola 6 di Rob Pike 😉

Per i windowsiani si fa diversamente. Per un file di testo facciamo click con il tasto destro sull’icona del file, e scegliamo proprietà.

wc-txt

Consideriamo un documento Word-like, ecco:

wc-w

info che ottengo per il documento aperto via Strumenti/Conteggio Parole.

Insomma due mondi completamente diversi. E qui voglio chiudere con un rimpianto relativo al bel tempo andato, ho anche un titolo.

C’era una volta il Basic

Tanti ex-giovani hanno scoperto il mondo dell’informatica attraverso il Basic. Oggi non c’è più perché il computer si usa per produrre i documenti Office richiesti dalla scuola, usare il browser (spesso quello M$, Chrome per i più evoluti) per Facebook e Wikipedia (per la scuola, ma sono finiti i tempi del copyncolla), i giochi, YouTube e niente più. Per tutto il resto c’è il telefono. Anzi i giochi si fanno lì. E si chatta e messaggia a tempo pieno.

Niente programmazione. Anche quando sarebbe gratuita e semplicissima.
Torniamo, per esempio, da dov’eravamo partiti: la dimensione dei file di testo. Lo faccio sulla mia macchina perché da noi ultimamente ci sono stati problemi gravi di virus e ci sono divieti di installare alcunché.
Un linguaggio semplice ma professionale che consiglio è Python. Eccolo all’opera nella versione interattiva:

py

Oppure un utility sexy (almeno io lo reputo tale, c’è dietro una lunga storia) che fa molto nerd ma è semplicissimo, newLISP:

nl

Ultimamente sto studiando Racket, una variante Lisp recente, über-nerd, non facilissima ma gratificante:

rkt

Si, per tutti bisogna usare il terminale, quello che per Windows si chiama Prompt dei comandi. Proprio come si faceva una volta. Anche prima che ci fossero le finestre, ve ne ho mai parlato di quando ho cominciato? 😉

Jumpy

jumpyAncora sulla Cookie Law. Sì, sono ripetitivo e panicoso. Perché so benissimo che con i seminatori alla grande di cookies alla fine un accordo si troverà ma nel frattempo che fine faranno i blog casalinghi come il mio?

Io che sono vecchio mi è tornata in mente una storia di inizio millennio. Magari i giovani non la conoscono, ne faccio un piccolo accenno. Ricordo perfettamente— Avevo anche dimenticato il nome, l’ho recuperato googlando per “Grande Fratello”. Nel 2000 ero già troppo vecchio per spiare i presunti sconosciuti (almeno qualcuno tarocco, nello stile del Silvio) ma i ggiovani ne stravedevano e ne parlavano, anche a scuola, beccati parecchi più volte, anche quelli bravi.

Silvio &co. (soprattutto co.) avevano pensato che il Web si poteva addomesticare, senza cookies. Avrebbe portato pubblicità alla TV. E per un po’ di tempo ha funzionato, ecco la Wiki.
Non sono più a contatto con i ggiovani come allora e non so se il Grande Fratello continui ad acchiappare come allora (mi sembra di no ma a me nessuno dice mai niente) e comunque Jumpy era già finito, vittima dello scoppio della bolla di Internet. E il Web ha preso altre strade, diverse dalla TV, Facebook per esempio, roba nuova non minestra riscaldata.

dcyomdAllora non c’erano problemi riguardo la pubblicità, anzi più ce ne riusciamo a far stare tento meglio. Verso Vanna Marchi e oltre!

Poi un giorno salta fuori questa storia. E improvvisamente la politica, la ka$ta (quella vera, questa volta uso il termine non in senso grillesco) si accorge che non deve esistere qualcosa come il free lunch, non per quelli là.

Possiamo far pagare chi piazza i campi minati cookies che consentono di sapere cosa ci piace. Anche perché sono ‘mericani, non Silvio &co.

paperoneEcco devono smetterla, apriamo le ostilità. Ovvio che ci saranno delle vittime innocenti, in guerra ci sono sempre. Ma in fin dei conti sono solo quegli skassaminkia dei blogger, quelli casalinghi, cani sciolti incontrollabili.

Chi garantisce il Garante? Tu blogger sfigato credi di poterti fidare? O no?
E la Carta dei Diritti della Camera dei Deputati che fine ha fatto? Questa:

Vale ancora? O ubi maior sai com’è contiamo di tirar fuori camionate di $oldi, tanti, di più.Bassotti

E se 확인, 공황

Per quelli come me la pronuncia è hwag-in, gonghwang, dai non è difficile. Chissà se si renderà necessario arrivare a tanto?
Intanto questa notte ho sognato che aprendo Twitter mi trovavo questo:
juhan-stai-serenoUna mia conoscente conosce chi potrebbe aprire il blog e poi passarmelo. Al riparo della costruzione della società liberale che non è riuscita interamente al Silvio ma che il suo successore sta portando avanti con successo. Ma poi chi controlla se è tutto OK? Per dire L. ha passato diversi mesi nell’Oregon (che dev’essere tra la California e l’Alaska, se ho capito bene). Ma lei è una commerciale e di coreano ne sa quanto me.
Se avessi tenuto i contatti con L. (questa L è diversa da quella di prima) potrei andare sul più tranquillo OK, pânico, la o finale sembra piemontese, praticamente una u. L. vive immerso nel Web, ma temo sia troppo immerso. Oppure R. commerciale da tanto tempo in Australia; ma persi i contatti e poi si occupa di edilizia.
C’è invece l’alternativa W. qui vicino, diventerebbe OK, Panik,
a lunga; ma già che ci sono si potrebbe fare Alles in Ordnung, Panik! Garanzia di neutralità, da sempre. Anche se –tranne tutti quelli che conosco– hanno fama di essere chiusi, musoni e parlare tedesco (male oltretutto, mi dicono (ma forse è solo invidia)).

Vero che Patrizia (rockz! e credo di poter scrivere il nome per intero) mi segnala La mia privacy | #cookielaw: the day after (v. 0.9)

Chissà…
Certo che la prima ipotesi ha un suo fascino: 강남스타일

 #싸이 rockz!

Per intanto attendo. E sì: Ok, panico!

I cookies, la legge e una confessione

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OK, c’è questa legge, devi mettere banner con pulsante e spiegazione dettagliata che ti tracciano, ti spiano e altro ancora. Non certo io che al massimo guardo il numero delle visite di chi passa di qui ma solo per stupirmi ogni volta di trovare 120-200 visite di pagine al giorno per roba che scrivo per passare il tempo. Se poi WordPress spia non dovrebbe essere lui a essere considerato responsabile.
Che poi cosa ci trovano? È così importante sapere che il Lisp non acchiappa, Python appena un po’, la rassegna settimanale di link non credo riveli segreti segretissimi.

Tempo fa la presidente della Camera dei Deputati insisteva su Internet come diritto inalienabile (o quasi non solo nel ramo). Non è che siamo tornati a quando c’era lui?

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Ecco, io non ho ancora capito cosa devo fare, per quel che ho visto non ne sono capace.
Se verrò condannato chiederò di essere affidato ai servizi sociali (sono vecchio) come Silvio. Anche per più tempo. Per adesso resta tutto così.

Contro VisiCalc e derivati – I

sed-awkPrima ancora di cominciare due comunicazioni urgenti:

E poi anche se è un rant o una lamentela piagnucolosa sono io che sbaglio. The show must ‘ndé nans! nèh. 😉

Allora vi racconto una storia tragica, o comica, o –OK, mia.

xls

Una mia carissima amica mi chiede di prendere i dati in colonna A e da questi estrarre le tre sottostringhe, quelle delle colonne B, C e D. Fatto, non è stato difficile, Excel –o affini, io ho usato Calc il modulo di Libre Office– ha in se un linguaggio di programmazione che si può usare.
Tutto sta a capacitarsi che invece di if devi scrivere SE e VAL.ERRORE e STRINGA.ESTRAI e simili. E poi fare riferimento alla celle. Fatta una riga poi copincolli e fatto. Quasi.
La mia soluzione (non ci ho messo molto, anzi) è quella in figura. Non si vede ma le colonne dalla B alla G sono tutte formule. Ecco, la pecca è che io mi sono preso la libertà di memorizzare i risultati intermedi nelle colonne E, F e G.
Ma sapete, ormai la programmazione funzionale colpisce anche dove non te lo aspetteresti! Anche i discendenti di VisiCalc!

Si può, certo che si può. Solo che a me viene male solo a pensarci. Ci ho provato per un po’, salvando continuamente lo step a cui ero arrivato e che stavo per distruggere (sono maldestro come pochi, davvero).

Poi ho finito per rinunciarci. Tre colonne in più non sono la fine del foglio! O forse sì ma è una cosa che davvero non ce la faccio. M’impappino con i SE VAL… e appena tenti di scrivere il valore di una cella ti mette a tradimento una coppia di parentesi che manco fossimo in Lisp. E anche a scrivere la formula in un editor normale e poi pastarla nella cella –insomma non ci sono riuscito 👿

E in tutto questo tempo non potevo non pensare a come si sarebbe fatto una volta. Io probabilmente avrei usato AWK, ma forse invece sed. O qualcos’altro.
La prima volta che proposi al mio capo, molto tempo fa, nello scorso millennio, di usare AWK ricordo perfettamente cosa mi disse: “No, funzionerebbe, se funzionasse, solo con Unix“.

OK, ho promesso di non lamentarmi e non lo farò. Ma dovete ammettere che il file di testo con i codici sarebbe molto più piccolo e maneggevole, che lo script sarebbe di poche righe e che…
OK, largo ai giovani :mrgreen:

Il blog e lamentazioni sullo stesso

Questo post non è da leggere; serve a me per piagnucolare un po’ dare la colpa a tutto l’Universo Mondo –oltre che a me stesso– per tutta una serie di cose che non vanno come dovrebbero.

Leibniz_HannoverDa un po’ ormai mi sono reso conto che dopo qualche ora non capisco più quello che sto facendo. Che non sono multitasking (nonostante i tentativi) lo so da sempre. Conseguenza: sono sempre più in ritardo.
Mi dico devo fare questo e quello; prendo appunti, salvo URLs e poi: panico! :mrgreen:

Ci sono cose in sospeso da tempo, lo so, vorrei riprenderle, chissà…
Vorrei (credo di averlo detto anche all’interessato) seguire molto meglio il corso di modern C++ di Michele Adduci, commentarlo, ampliare parti che possono sembrare meno evidenti per i niubbi come me ma niente.

Ci sono falsi allarmi, come quello in cui sono incappato recentemente: non essendo tecnologicamente aggiornato sono stato indotto a verificare come vengono viste le pagine web sugli smartphones. Mi avevano detto che ci sono problemi con i miei blog (questo e il Tamburo). Beh, non è come pensavo.

C’è Ubuntu che fa le bizze: per qualche tempo mi compariva un messaggio d’errore misterioso, era la stampante ma ho dovuto scoprirlo da solo; a volte salta fuori un warning dovuto alla rete locale (c’è Windows e altro anche peggio (se possibile)).

L’esame del Common Lisp che sto portando avanti nei ritagli di tempo voglio davvero farlo. E lo faccio a modo mio, scrivo tutti i tentativi che faccio, anche quelli non coronati da successo. Tento di usare il Software Center anche se spesso ci sono incompatibilità di versione. Questo è un problema più generale: dover reinstallare tutto ogni sei mesi; davvero sono necessarie due versioni all’anno?

Ormai sono fuori dal mondo del lavoro, faccio cose ma per diletto. E anche lì ci sarebbe da dire, prendi Matlab. Ci sono alternative. Recentemente un mio contatto di quelli über mi suggeriva Scilab. Uh, ne ho parlato, tanto tempo fa, qui il primo post.
Una googlata e trovo The best Matlab alternative (3).
C’è anche Python con SciPy/NumPy. E altro ancora. Una soddisfazione per me; ma solo mia personale, nèh 😉

Adesso vi dico tutto fino in fondo: lo sapete che a volte (troppo spesso) mi tocca lavorare con Windoze (otto-punto-qualcosa, sette ma anche ics-pi-riveduto-e-corretto).
Gottfried Wilhelm, non hai capito niente, nada, zilch :mrgreen:

Ah! ‘na rob’ancora: mi riservo di cancellare commenti compassionevoli; non prendetevela se del caso.

Disastri XPocalyptici

zombies_aheadAncora un po’ e mi viene lo s-cioppone! E sarebbe la fine del blog. Ma adesso mi calmo e vi racconto tutto per bene, anche se comincio dalla fine.
Ieri sera mi trovo questo post: Windows 10: The biggest problems, gripes, and missing features so far che ha completato una giornata disastrosa.

Un memo per me e per tutti: Extreme Tech non sempre è affidabile, forse neanche questa volta. Un milione di installazioni della preview di Windows 10, due terzi delle quali non in virtual machine. Mah, coraggiosi, o peggio. Imho.
L’articolo poi suddivide gli utenti tra light e heavy; come fa? Microsoft controlla? o è una supposizione? o un tirare a indovinare?
Poi prosegue con un elenco di lamentele, qualcuna davvero come dire –lo s-ciupun, non lo dico.

Per quel che mi riguarda la realtà è un po’ diversa: parecchi continuano a usare XP e davvero non ho capito perché questo blocco al 2001 e perché Microsoft li abbia abbandonati. Altri sono passati a Sette, saltando Vista e ignorando Otto-punto-qualcosa.
Ma non tutti. Chi compra un PC nuovo spesso non può scegliere. Anzi Windows 8 viene messo come se fosse una chicca. Tanto poi in qualche modo le cose si aggiustano.

Più grave (spero sia una cosa che è capitata di sentire solo a me) sul nuovo portatile manca Office! M$Office non fa parte del sistema operativo, devi comprarlo a parte. Sì, avresti dovuto anche sul vecchio PC. Non l’hai fatto? o non te lo ricordi o —ahemmm, lo s-ciupun.
Va a finire che l’amico nerd (conosciuto come tecnologico) ti installa Libre Office, cosa commendevole. Ma saltano comunque fuori problemi di compatibilità con i vecchi superstiti con Office Anteguerra e con i nuovi e con chi si dimentica di salvare come si deve (o dovrebbe). Non parlo dei font sempre per via dello s-ciupun. E neanche di PowerPoint.
Excel: è una delle divinità più seguite e crudeli, quante vittime!

C’è di peggio: i virus. Spesso sulla macchina nuova c’è un antivurus in prova che scade troppo presto e allora minacce tipo “lo sai che sei a rischio di cose molto più brutte di quanto tu riesca a immaginare?”. Se chiudi la finestra ne appare un’altra con “io ti ho avvisato, nèh!”.
Pare che la stessa cosa capiti se non c’è nessun antivirus, ma non ho indagato. È comunque normale chiudere qualche finestra minacciosa a ogni boot, lentissimo. Come pure lo spegnimento.

Ecco adesso dovrei raccontarvi dei video ma c’è lo s-cioppone in agguato. Magari un’altra volta.
funny-pictures-cat-sees-many-zombies-from-window-jpgInvece, anche oggi è già stato ritwittato: Why Everyone Hates Go.
A Nate Finch autore del post, Go piace. A me anche. A altri no e si lamentano che non è sexy. Secondo me lo fanno apposta per farmi inkatsare nero. E ci stanno riuscendo.

Insomma ieri una giornata no. Oggi non mi muovo di casa, non vorrei mai che, sapete tra due giorni c’è venerdì 17.

Il PC è superato?

1 the perfect deviceNo, non è come sembra. Qualcosa di completamente e totalmente differente, leggete e mi darete ragione.
Forse; o forse mi direte dove sbaglio e mi corrigerete (cit.).
Prima però una premessa: in questi giorni (e durerà ancora un po’) sono alle prese con cose non bloggabili, noiose ma che vanno fatte (ho detto che le avrei fatte e devo farle) per cui niente post impegnativi. Ancora, certe cose iniziate ho trovato che mi dice “lo sto facendo io” e allora sono in stand-by; poi vedremo.

Ma una cosa devo proprio dirla, non è uno sfogo, anzi se qualcuno mi da una dritta benvenuto e grazie fin d’ora.
Sto cambiando PC, quello attuale, quello da cui sto scrivendo questo post sta morendo. È vecchio ma andrebbe ancora bene se non che… sapete gli acciacchi dell’età. E lo sostituirò prestissimo con un altro desktop molto simile a lui, un’evoluzione dello stesso concetto. Siccome sono (quasi) sempre a casa un portatile non è competitivo, mi piace la testiera come una volta, le casse come adesso (sì, sono vecchio anche come gusti musicali) e anche il monitor (ma terrò quello attuale). Forse l’ho detto troppo in giro. Non che non voglia sentire consigli, anzi, benvenuti. Ma entro certi limiti.
C’è chi ha abbandonato il ‘puter come lo conosciamo dagli anni ’80! Sostituito da smartphone, tablet, aggeggi vari di cui manco so il nome. Ma è possibile? Metti che devo scrivere un documento che se viene stampato (e prima o poi verrà stampato, se non viene considerato privo di senso cancellato subito) occupi un paio di pagine, magari accompagnato da qualche grafico o immagine o tabella ecco il mio device ultra-nuovo diventa scomodo. Non ce la faccio a usare solo i pollici per scrivere (sì, li ho opponibili, che credete, ma mi servono più dita, almeno sei). E quando scrivo prendo pezzi li sposto, torno sui miei passi cambio una parola, correggo un errore d’ortografia (sì, poi il risultato è quello che è ma lo faccio davvero; dovreste vedere la prima stesura e inorridirete!).
E poi se fai qualcosa di programmazione (anche semplice, io sono un pythonista, tendenzialmente) spesso serve una finestra del browser web aperta, la memoria è quella che è (la mia, non quella del ‘puter). E serve anche la finestra del terminale, quella che una volta era tutto quello che il computer, usato in time-sharing, era tutto quello che vedevi.
Ecco, altro punto di discussione: io sono per Linux. E non mi sembra che il sistema operativo del nuovo mezzo sia già pronto. E anche se poi quello che faccio va a finire su Windows (spesso ancora con il defunto XP) non cambio, non ce la farei. E no, non credo sia giustificato e degno di attenzione l’entusiasmo continuato dei fanboy di quelli là.

Sbaglio? Dove?