Category Archives: Storia

In principio, ovvero cosa mi sono perso

C’è questo post di (Mike) Fogus sui primi tempi di Apple. Il post tratta di Pascal at Apple, ma anche d’altro. A me interessa principalmente l’altro.

Esperimento qui: provo a inerire (embed) dei tweets, chissà… 😉

Per quanto mi ricordo qui da noi l’Apple ][ non è stato come in America. Ho un paio –abbondante– di amici che ce l’avevano, tutti nerds, G ci ha fatto la tesi, G se l’era portato al Poli e lo usava lì (all’epoca era quello che oggi si chiama post-doc); entrambi autoassemblati, case di legno, monitor che oggi farebbe sgiai. F invece (ma forse era più tardi) l’aveva originale e poi ha continuato a seguirne l’evoluzione fino al MacIntosh (allora si chiamava così). A proposito del Mac ricordo perfettamente quella volta che per tutta la durata del viaggio G mi ha rintronato con le meraviglie di Lisa di cui aveva visto la demo a Milano; lui era un commerciale, un rappresentante di prefabbricati, vedeva il computer in modo diverso, quello che poi sarebbe diventato normale per tutti, prima dell’aiFon che poi è diventato il telefono.
OK, sono OT, mi riprendo.

Fogus lo seguo da tempo sul blog (sì stanno morendo, anche il suo) ma c’è su Twitter, molto attivo, anche per questa storia conviene seguire lì i cinguettii; non usa un tag particolare ma il 20 luglio è tutto per quell’argomento.

All’epoca io ero già impegnato in altre cose (Fortran su Prime, un mini, tipo PDP11) e mi sono perso tutta l’alba dei Personal Computer (quasi, vedi sotto). Ma per intanto qualche cit.

Da noi, qualche tempo dopo, si sarebbe fatto tutto ib Basic. E VisiCalc, il progenitore di Excel. Non sono mai riuscito a padroneggiare né l’uno né l’altro.

e, notevole per me

Sia il C (chissà dov’è finita la mia copia del K&R?) che il Lisp li ho scoperti all’inizio degli anni ’80, dopo il Pascal che sul Prime non funzionava; non funzionava neanche il Lisp del quale avevo avuto un nastro via ahumm-ahumm da R –chissà se si può dire, ormai dovrebbe essere in prescrizione? A proposito: ci sono siti dove trovi (quasi) tutta la documentazione del Prime ma niente sul Lisp; anche l’amico AP non ne sa niente. Vuoi vedere che il nastro era di una beta? Termine che allora non si usava. In realtà ci ho fatto molto poco, l’imbeccata me l’aveva data Doug Hofstadter (GEB e Le Scienze) ma ero isolato, non c’era il Web. E poi ero alle prese con il debug.

Sì, vale anche per qualche tempo dopo per HP. Il sistema operativo era piccolissimo e indistinguibile dal linguaggio: tutti usavano il Basic, il Pascal c’era ma si evitava con cura.

OK, tutte cose che mi sono perso. Come pure mi sono perso l’M20 Olivetti, con il PCOS, vita brevissima ma ha venduto tantissimo, subito sostituito dall’M24 compatibile IBM, cioè Micro$oft ma allora si diceva IBM.
Io intanto ero alle prese con il Fortran, avendo come riferimento il VAX di DEC; allora era solo un miraggio, dopo sarebbe diventato un protagonista importante e infine un guaio: gli utenti Digital rimanevano legati a VMS considerandolo molto migliore –secondo loro– di Unix.

L’interprete dei comandi Primos (la shell si direbbe oggi) non era programmabile (lo satebbe diventato in futuro, verso la fine) e allora si usava il CPL, un po’ come Bash di adesso ma molto meno versatile e senza i tools di supporto.

Il mio primo incontro/scontro con i PC è stato particolare, esotico: modificare un porogramma su VIC 20, antenato di Amiga, in Forth. Sì anche lì la faceva da padrone il Basic ma se avevi bisogno di strizzare fino all’ultimo byte il Forth era decisamente meglio.

Ma era giunta l’epoca di MS-DOS. No, non ne voglio parlare. E nenache di ToolBook, Director e Flash. Neanche del Basic, quick e Visual. Ma c’è stato anche il Pascal, Turbo, Borland e poi Delphi.

Adesso invece 👿 è cambiato tutto. Tutti che lavorano per l’online, con cose che non so e non voglio sapere.
O cose anche più strane, sistemi embedded, da ficcare in ogni dove. Un po’ di tempo fa ho visto gente di IBM commossa perché qualcuno ha nominato Roscoe (googlato per sapere come si scrive(va), cosa fosse non lo so). Intanto pare che Android… ma forse è solo gossip.

Tanto io sono vecchio 😜

Embed del tweet ancora da perfezionare 😐

:mrgreen:

AT&T Archives: The UNIX Operating System

uh! ‘n sacco di persone famose (vero?). Raccontano cose che magari oggi sono scontate, almeno per qualcuno; allora no.
C’è tutto il canale AT&T se si ha tempo.
Ottimo qui il K di K&R 🚀
Poi a 11 circa ecco R di K&R 🚀
Il capo arriva a 13 circa 🚀

Com’erano i terminali una volta! Anche quelli grafici, cioè non solo alfanumerici! C’è anche il TTY (chissà come si chiama davvero: teletype?).

Com’era la rete allora; c’è cioè si vede la bindo (?) di Ethernet.
Insomma stiamo parlando del 1982. Io c’ero –non ancora con UNIX ma ci sarei arrivato.
Anche se da noi andava forte quell’altro OS, quello di DEC (Digital Equipment Corporation), il VMS del VAX.
No, non ne parlo perché 1) andrei fuori tema; e 2) certi argomenti sono rischiosi. 😡

Quelli di IBM vestiti così non li vedrete mai; anzi non c’erano proprio. Forse si usavano ancora i camici come i dottori alla tele. E comunque giacca scura, camicia bianca e cravatta, plz! 🤖


UNIX is a trademark of Bell Labs. Questa frase c’era dappertutto; adesso non riesco a trovarla googlando; come passa il tempo (Ozymandias & Shelley).

Un riassunto über come al solito sulla Wiki: History of Unix.

Voyager — post con un indovinello difficile

saturno

“Una volta, quando i vostri genitori andavano ancora all’asilo…”
“Tre computer con …”
“Qualcuno di di voi ha in tasca un computer più potente di quello. Non è il telefono, ma [indovina]”

Marco Bruno –ebbene sì lo conosco– rockz 😀 assay, anzi di più, 😀 racconta tutto questo e molto altro altro ancora di astronautica.

Attenti però che se aprite questo video poi ne avete per due ore. Non riuscirete a uscirne prima. Possono capitare anche ricadute, quello che sta capitando a me adesso.

Risposta alla domanda: trovate tutto a 12:50. Ma comincia prima, almeno da 8:30. Vero che vi ha sorpreso e non ve l’aspettavate?

Il video lo trovate su YouTube, il signor WordPress non lo prevede l’embed per la versione free:[AstronautiCON8] Le missioni Voyager.
Marco è über 😀 forse l’ho già detto, a volte sono ripetitivo, sapete la mia memoria…


Siccome questo è un post impegnativo lo riciclo sull’altro blog. Cioè se voi lo leggete su Ok, panico sappiate che c’è anche Al Tamburo Riparato. E viceversa per i tamburisti.

Lo sviluppo iniziale dei linguaggi di programmazione

shutterstock

Whether such an elaborate automatic-programming system
is possible or feasible has yet to be determinated.

In this jet age, it is vital to shorten the time
from the definition of a problem to its solution.

Qualcuno ha twittato, io ho detto “ohhh!” ho seguito il link ma ho dimenticato di salvare il cinguettio; quindi devo fare un ringrziamento anonimo per il meraviglioso (assay) cinguettio 😀

Sto parlando di questo paper The Early Development of Programming Languages di Donald E. Knuth e Luis Trabb Pardo, agosto 1976.
Si trova in PDF, purtroppo immagini, in diversi posti, p.es. qui.

Credo sia ormai nota la mia passione per la storia dei ‘puters ma questo documento esagera, vi piacerà (o non vi faccio più ‘mico e vi blocco l’accesso al blog 👿 nèh!).

È tutto da leggere, non riassumibile. E poi non voglio spoilerare.
Solo qualche considerazione volante, perso:

  • in 100 pagine nemmeno una volta la parola “Lisp”; 😦
  • oltre ai protagonisti noti a tutti ne compaiono tanti altri importanti ma meno famosi; e per qualcuno dei noti tante altre notizie, p.es. Konrad Zuse, Corrado Böhm, Grace Hopper (sapete che ha fatto una fondamentale stagione di barnstorming?);
  • ho scoperto da dove deriva la versione Mac del Lisp;
  • sapete cos’era BAIAC (una delle cit. iniziali lo riguarda);
  • fare il FORTRAN è risultato molto più arduo di quanto previsto;
  • e alla fine IAL, da cui sarebbero derivati Algol, Pascal, Delphi e –indirettamente– quasi tutti gli altri.

Ma c’è molto altro, le visualizzazioni del codice sono come dire –non sono ancora pronto per l’interrogazione.
Siccome c’è il Fortran (ehi! qualcuno ancora lo conosce, qualcuno ancora lo usa) non ho resistito. Ho solo tradito marginalmente il codice originale: tolta la F finale alle funzioni e usato il free-format in lettura. Notare l’IF calcolato, questo: IF(400.0 - Y) 4, 8, 8; la mia generazione non lo usava più, preferiva il GO TO (non ditelo a EWD, pliz! dankescion!). Ci sarebbero poi altre cose ma non così fondamentali e il codice dev’essere simile a quelli per gli altri linguaggi. Lo STOP finale è inutile ma anticamente (se volete qualcosa da raccontare ce l’avrei). Insomma eccolo:

C     THE TPK ALGORHTM, FORTRAN STYLE
      FUN(T) = SQRT(ABS(T)) + 5.0**3
      DIMENSION A(11)
      READ(*, *) A
      DO 10 J =1, 11
      I = 11 - J
      Y = FUN(A(I+1))
      IF(400.0 - Y) 4, 8, 8
4     PRINT 5, I
5     FORMAT(I12, 2X, 10H TOO LARGE)
      GO TO 10
8     PRINT *, I, Y
10    CONTINUE
      STOP 52525
      END

tpkf

😀 😀 😀

CS timeline

shopt

Una segnalazione, forse incompleta o forse non ancora completa che –colpa mia– avevo messo in un memo poi dimenticato. Ma ritrovato cercando altro (che sono sicuro c’è ma non riesco a trovare).
Uno dei miei interessi è l’aspetto storico dell’informatica, non solo nelle sue ultime manifestazioni. Anzi non ho nemmeno più il telefono: non sono mobile 😳

Il prof Scott Aaronson compila l’elenco dei fatti fondamentali riguardanti la Computer Science. Per adesso ho questi due link:

Poi attraverso i commenti è possibile –non devo certo ricordare queste cose, vero? Enjoy 😀

Il blog di Scott (bello il nome anche se richiede una googlata) purtroppo non lo seguo come meriterebbe ma spero di riuscire a intercettare eventuali sviluppi (m’interessano) e aggiornare questo post.

Roba da Museo

C’è questa iniziativa che davvero deve risolversi positivamente. Il MuPIn cerca una sede, e ri$orse, merita davvero. E diventerà una cosa di cui noi torinesi, piemontesi et al. potremo vantarci.
Sono stati loro che hanno organizzato un evento riuscitissimo, due giorni di appassionati con meraviglie tutte più giovani di me ma tutte ormai quasi introvabili. Ma se nasce il MuPIn lì si troveranno, à la eureka! (cit.) 😀

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Io ci sono stato sabato, eccomi, a destra, con Marco Bruno.
Due cose: 1) sì mi è venuto uno sfogo, come si vede nella foto; e 2) sì ero appena arrivato, accaldato, stavo tentando di togliermi il giubbotto ma sapete come sono i fotografi… 😳

E pensa te il prof Roberto Dadda

Elia Bellussi, Roberto Dadda, Andrea Poltronieri.

Elia Bellussi, Roberto Dadda, Andrea Poltronieri.

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HP9821A, OS: hpbasic, Memoria: 421 registri, c’era a Geotecnica al Poli quando ero studente, anni ’70.

cray
Scheda Cray C90-4 384 MB

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MacIntosh 512 autoassemblato, 512 KB. Lo chassis è di un hard disk HP, pesantissimo, l’immagine la prima barca di Giulia Bruno.

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Commodore Amiga e

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Atari di cui chissà dove ho messo gli appunti 😳
Manca la foto del TI99/4A, di cui, prima o poi, vi racconterò…

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Adesso qualcosa di nuovo di pakka…

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sì, i robottini, con Arduino dentro

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e –forse– siamo in via di superamento delle discriminazioni di genere

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Tornando a noi il display del 9821, con un numero mysteryousassay

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La P101, anche qui numero già visto, chissà cosa mi rappresenta?

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l’hanno aperta!

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Ah! e questa?

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dai, difficile: anticipo ma poi il Marco ci racconterà (non si sa ancora dove, probabilmente al MuPIn): è l’amplificatore di lettura della linea magnetostrittiva 😳 tutto chiaro, vero?

Un po’ di link, ma poi ci saranno altri post anche qui su questo blog.

Parecchie delle foto qui sopa le trovate su Facebook, qui.
Sempre il MuPIn su FB, e il suo sito qui. E prossimamente avrà una sede 😀
Archeologia Informatica.
ITIS Enrico Fermi, Bibbiena, interessantissimo, sono loro che hanno l’ELEA. Se recupero le foto le posto. Li trovate anche qua.
ITIS Pininfarina di Moncalieri; ho parlato con un giovane prof davvero smart, purtroppo non ho il nome. I ragazzi avevano un robot davvero smart (cioè mi sono incantato a vederlo girare finché hanno chiamato la neuro).
Della P101 ho già raccontato, cose personali, qui.

Continua, prossimamente, forse :mrgreen:

Olivetti P101

Ieri, sabato 21 maggio, ho avuto un’esperienza mistica di quelle che nemmeno Sua Pastosità il Prodigioso FSM (sempre sia condito, RAmen) riuscirebbe a indurre.
È successo poco dopo le 11, alla mostra A Bit Of [Hi]Story, che avevo annunciato qui e di cui riferirò dopo aver riordinato materiale e idee.

Ma subito l’incontro sconvolgente, questo:

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click per ingrandire

Bella come nuova, ricordo perfettamente quando l’ho usata nel 1970, ero giovane e lei anche. A dire il vero eravamo in due studenti che preparavano un’elaborazione in cui si dovevano fare parecchi calcoli, precisi, non bastava il regolo calcolatore. Il padre del mio amico era rivenditore di questa meraviglia. Ricordo perfettamente il corso che ci ha fatto: non toccate questo, questo e quest’altro e tutta questa zona, se c’è qualche problema telefonatemi qui, il rotolo di carta dovrebbe bastarvi, …

Ieri c’era perfettamente funzionante. E con i programmi, eccone uno:

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click per ingrandire

In realtà questa è la custodia della scheda; la scheda è una cosa inventata per la P101, un antenato del floppy.

A raccontare tutta la vera verità mi accorgo che l’esperienza mistica ha intaccato parecchio la razionalità: ho una foto, questa:

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Ci sono un paio di link: mib.bibbiena.org,sito non ancora operativo e www.elea9003.it tutto da navigare.

Se non ho frainteso il mio interlocutore è stato Wladimir Zaniewski (toscano di Polonia), sul suo sito trovate tante cose, tra le quali la P101.

Adesso, conscio delle mie lacune di ieri, invio una mail, poi se del caso rettifico errori e imprecisioni.
Nel frattempo mi riprendo, forse 😀

Aggiornamento
Waladimir ha risposto subito alla mail, riporto:

Sono contento dell’emozione che da questa macchina ricca di storia da raccontare.

Per quanto riguarda imprecisioni tecniche non ve ne sono, l’ unico appunto è su di me, sono toscano di Arezzo, il cognome deriva da un nonno polacco che ha combatto in Italia contro i tedeschi.. ma questa è un altra storia.

Poi dovreste fare come me, RSSare il suo blog: Archivio Zaniewski, Collezione privata di Retrocomputing e Retrogaming.

:mrgreen:

A Bit Of [Hi]Story – sabato e domenica a Torino

MRFChissà se tra i miei 12 lettori (il signor WordPress dice che sono anche di più) c’è qualcuno dalle parti di Torino?
Perché se sì una cosa che interessa, guarda qui: A Bit Of [Hi]Story.
Un posto in periferia, zona industriale (Fiat, ancora o ex-?) ma ci si arriva anche con il pullman. Io si sarò sabato alle 11, ci conto, nèh! 😀

mupin2
Chissà se trovo qualcuno dei miei, anzi adesso spargo la voce, come qui 😀

Ancora su ‘The C Programming Language First Edition’

n1Ancora qualcosa su K&R di cui ho raccontato qui.
Apro il libro PDF a p.13 (del PDF, è la 5 del libro) e trovo che posso ripetere un esercizio di tanti anni fa:

The only way to learn a new programming language is by writing programs in it. The first program to write is the same for all languages:

    Print the words
        hello, world

This is the basic hurdle; to leap over it you have to be able to create the program text somewhere, compile it successfully, load it, run it, and find out where your output went. With these mechanical details mastered, everything else is comparatively easy.

In C, the program to print “hello, world” is

    main()
        {
            printf("heIlo, world\n");
        }

Just how to run this program depends on the system you are using. As a specific example, on the UNIX operating system you must create the source program in a file whose name ends in “.c“, such as hello.c, then compile it with the command

    cc hello.c

If you haven’t botched anything, such as omitting a character or misspelling something, the compilation will proceed silently, and make an executable file called a.out. Running that by the command

    a.out

will produce

    hello, world

as its output. On other systems, the rules will be different; check with local expert.

Adesso siccome che Linux è l’evoluzione di UNIX (allora si scriveva così; poi a dirla tutta io ero su PR1ME) quasi quasi…

k0

Sì, proprio come mi aspettavo; manca l’include.

Ma il compilatore è smart e comprensivo, avvisa e supplisce.

Intanto provvedo, vediamo…

k1

OK 😀
A dire il vero manca ancora una cosa: main() è una funzione come tutte le altre, anche se ha il privilegio di –dai mica devo dirvelo, mica siamo più a fine anni ’70! 🙄
In ogni caso è un warning, ritorna giusto

k2

Pensa te! Più o meno come quando l’amico C. (non so se posso citarlo per esteso, anche perché lui sarebbe googlabile e sembrerebbe che voglia vantarmi) mi diceva dell’Odissea letta in versione originale; anche lì l’edizione originale è finita chissà dove, anzi se qualcuno sa qualcosa… Ma vale per tutti, anche –per dirne una– per The Hitchhiker’s Guide to the Galaxy.

Il PDF rivela altre sorprese (per me, sto andando sul perso): il possessore del libro dimostra di essere sorpreso dalle stesse cose che sorpresero me, per quel che ricordo ma fu davvero uno shock.

Una cosa che forse i giovani (cioè tutti quelli più giovani di me) non sanno è che ci sono state parecchie modifiche. Apriamo il PDF a p.31 (p.23 del libro) e vediamo:

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visto? e se interpreto bene il possessore del libro ha annotato la nuova sintassi 😀
La Second Edition di 10 anni dopo riporta la dichiarazione attuale; a p.26 una nota ricorda la variazione intercorsa:

A note of history: The biggest change between ANSI C and earlier versions is how functions are declared and defined.

Ricordo perfettamente (quasi) 😀

OK, ricordi personali, non interessano a nessuno lo so 😀

Ma prima di chiudere ancora una cosa: ho cercato per il manuale del C del Pr1me; c’è qui: C User’s Guide Release T1.0-21.0 (1988), ma solo la scheda.
Un sito ricchissimo, dell’Università di Stoccarda ha, per Pr1me solo cose vecchie, classiche.
Forse devo cercare ancora 😉
:mrgreen:

The C Programming Language First Edition

ij-lcOggi Ieri ho scoperto una scoperta davvero meravigliosa.
Roba che io stesso stento a crederci.
E mi verrebbe voglia di cambiare nome, Indiana Juhan, o forse –più sexy– Juhan Croft; no meglio Indiana Juhan, suona meglio e poi sono vecchio e biasante circa il genere 😉 Se non fosse che devo cambiarlo in troppi posti, come non detto, però siccome sono molto orgoglioso del reperto che ho scovato voglio condividerlo urbi et orbi, anzi, di più, con tutti quanti.

Prima di tutto una nota (ci tengo): è tutto perfettamente legale, viene da Internet Archive:

The Internet Archive is a 501(c)(3) non-profit that was founded to build an Internet library. Its purposes include offering permanent access for researchers, historians, scholars, people with disabilities, and the general public to historical collections that exist in digital format.

The_C_Programming_Language,_First_Edition_Cover
OK, ci sarebbe parecchio da indagare su Internet Archive, chissà se troverò il tempo ma per intanto passo all’annuncio promesso.
Ah! ‘ncora ‘na roba: io sono scarsamente metodico, per niente ordinato e il Linguaggio C, prima edizione in italiano del K&R ce l’avevo ma chissà dov’è finito. Ma da adesso in poi basta recriminazioni, c’è questa pagina qui: The C Programming Language First Edition 😀

Appena mi sono ripreso, appena ho smesso di URLare urlare di gioia e fare salti (sempre di) gioia e mi sono ricomposto e ri-seduto davanti al ‘puter ho scaricato la versione PDF.

Non è come quello a stampa, manca la copertina, ma sembra tutto OK 😀
Adesso vi dico anche perché dovevo fare questa ricerca, assolutamente, a ogni costo: ci sono persone che a volte si fanno trasportare dalla retorica e raccontano cose che non solo non sono vere ma nemmeno sensate; capita anche a scrittori che ammiro, da sempre; è capitato anche a DNA, il mitico Douglas Adams, in una conferenza di fronte a un uditorio selezionato ma, evidentemente, non composto da programmatori. Mi son detto che dovevo fare qualcosa, sapete com’è…

e la prima cosa è documentarsi.
Prossimamente (ma non qui) riferisco. Probabilmente. Forse.

:mrgreen: