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Doug & la pipe

pipe

Un post di storia, anzi no: nostalgia. Quando ho iniziato a trafficare con i computers, tanto tempo fa, interagivo con un Prime (il 550 II con ben 512KB di RAM, tanti allora), in Fortran prevalentemente ma non solo.
Il sistema operativo era il PRIMOS, derivato (no, non ho links) da MULTICS.
Poi il mondo è cambiato e sono arrivati prima Apollo e poi Unix.

Allora, appena prima dell’arrivo di Apple II e PC IBM e compatibili, Unix era il massimo delle aspirazioni, tranne per i commerciali (quelli vedevano solo COBOL) e quelli del VAX (sì, scientifici e con un Fortran che fungeva da riferimento: “gira sul VAX?”).

Unix introduceva tante novità, tutto era programmabile. La gente normale, i capi, i vecchi, lo giudicavano costoso e difficile. Per me e un paio di altri che condividevano la mia storia una grossa novità fu la pipe. Adesso racconto una cosa che non so se posso. Con il Prime avevi spesso una tripletta: pre-prog, prog e post-prog. L’elaborazione era svolta dal programma prog ma conveniva formattargli i dati come pretendeva partendo da una versione più umana, la fase pre-. E alla fine per capire i risultati serviva un post-. Il tutto con l’aggiunta di qualche COMO (no, non racconto, non è essenziale ma anche loro servivano). Ecco con Unix c’erano le pipes e l’elaborazione diventava pre-prog | prog | post-prog 💥 Ci voleva tanto a capirlo? Sì, Doug. E i capi… (qualcuno non si è mai convertito).

Adesso, tanto tempo dopo, Jessie mi suggerisce The Origin of Unix Pipes e scopro che l’idea era già vecchia quando Thompson &co l’hanno implementata in Unix.

Ah! jessie frazelle👩🏼‍🚀 Seguito da Anjana Vakil, Kyle Purdon e altri 18 che segui, e a me nessuno dice niente! e poi servirebbe anche sed 's/ito/ita/'. Adesso la seguo anch’io, e considero ieri (OK, l’altro ormai) un giorno fortunato, speso bene.

E c’è –ma devo ancora leggerlo– the Bell Systems Technical Journal, un PDF di 388 pagine. Ancora il Program design in Unix di Rob Pike e Brian W. Kernighan.

Ottimo il consiglio finale di Jessie: I hope this post helped you learn something, if not, just pipe it to /dev/null.

Ci sono nel tweet citato altre dritte, p.es. Release.0, the beginning.
Insomma sono in ritardo su altre cose (per me è difficile prevedere quanto tempo richiederà sviluppare qualcosa, spesso verrà ridefinita più volte, ampliata, aggiornata, … anche facendo una buona analisi, su carta, prima) ma dritte come queste mica posso certo lasciarmele scappare 💥😋😁

Perché si chiama shell?

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La shell (detta anche interprete dei comandi), in informatica, è la parte di un sistema operativo che permette agli utenti di interagire con il sistema stesso, impartendo comandi e richiedendo l’avvio di altri programmi. Insieme al kernel costituisce una delle componenti principali di un sistema operativo. Il suo nome (dall’inglese shell, guscio) deriva dal fatto che questa componente viene considerata l’involucro, la parte visibile del sistema ed è dunque definibile come l’interfaccia utente o il programma software che la rende possibile.

Questo dice la Wiki. La Wiki è tutta da leggere ma –secondo me– serve una precisazione: “shell” è usata|capita solo da quelli di Linux, e gli antichi di Unix.

Ma la domanda è un’altra: perché quel nome? Uh! da indagare 👀
Googlando, anzi –meglio– duckduckgando salta fuori la risposta, completa di perché. Nota mia estemporanea e OT: oltre alla mancanza del genere neutro (condivisa dalle lingue neolatine (che conosco almeno un po’)) l’italiano manca anche nella distinzione tra perché e perché; chissà perché?

Why was the word “shell” used to descibe a command-line interface?
Parecchie info qui:

  • una definizione più rigorosa, il link a “What is the exact difference between a ‘terminal’, a ‘shell’, a ‘tty’ and a ‘console’?“, si usano ancora termini come “terminal” e “TTY”? Ho sbagliato da sempre a considerarli sinonimi? dovrei indagare 👀
  • è stato Multics;
  • c’è anche un valore metaforico: “Since the shell is a symbol of authority, speech, and hearing, which is to say a symbol of prophecy…” (vedi più avanti)
  • the analogy is with a nut: outside is the shell, inside is the kernel. aya! adesso come traduco kernel (della noce, non dell’OS?). Gheriglio mi dicono; sbagliato usare nocciolo, secondo me, comprende il guscio, cioè la shell. Ottima la Treccani 💥
  • [f]urther down the wikipedia rabbit hole finds this: “Louis Pouzin, introduced the term shell for the command language used in Multics”, ah!, dalla Wiki. E c’è il nome Louis Pouzin da indagare 👀; a breve, promesso 📌
  • [a]s I understand it, “shell” is an older term for what we now would call “Primary User Interface”. The modern analogous term would be “Desktop Environment”, since virtualy all modern systems use the desktop metaphor. Così i giovani, largo ai giovani ‼️

Glossary of Multics acronyms and terms – S.
Qui ritrovo termini antichi, caduti in disuso, e un link fondamentale a Louis Pouzin, il prossimo.

The Origin of the Shell.
Louis (c’è anche la foto di allora) racconta, ecco cercavo proprio questo 😁: I wrote a paper explaining how the Multics command language could be designed with this objective. And I coined the word “shell” to name it. It must have been at the end of 64 or beginning of 65. The small gang of Multics wizards found it a sleek idea, but they wanted something more refined in terms of language syntax. As time left to me was short, and I was not an expert in language design, I let the issue for them to debate, and instead I made a program flowchart of the shell. It was used after I left for writing the first Multics shell. Glenda Schroeder (MIT) and a GE man did it. Io nel 64-65 avevo 12-13 anni, non ero ancora interessato ai ‘puters, tutto preso con Françoise Hardy ❤️

Ovviamente Luois è sulla Wiki, en e, molto bella, fr.

Guscio come per la noce e l’uovo? Non solo, anche conchiglia, come dice la Wiki, dove dentro ci trovi (nella conchiglia, non nella Wiki, nèh!) il mollusco, la perla e altro ancora.

OK, ci sono altri link, disseminati nei documenti citati. L’informatica è giovane ma ha già una storia, non sempre conosciuta. O sono solo io che le schede perforate e il Fortran e la stampante a catena e il plotter e –OK tutto il resto. Ma posso smettere quando voglio, probabilmente. Forse 🙄

La copertina di SICP

Aggiornamento, correzioni: vedi in fondo, grazie a Luis Souto Graña.

Per me ha cominciato Michael con questo tweet. Un umanista ma che segue anche cose —ahemmm…— interessanti. No, aspetta Professor of Digital Humanities, chissà cos’è, mi devo aggiornare 😐 Non gli è sfuggito 0b10 (TwoBit) che si occupa di storia, ah! tout se tient.

Michael Piotrowski cita Raimondo Lullo, questo qui e qui.

OK, siamo un po’ fuori dalla programmazione corrente ma oggi mi va di  indagare  sbirciarci dentro, ecco 🤩

Di TwoBit me n’ero già accorto e l’ho anche messo nella rassegna Visto nel Web ma –come detto– approfondisco. Anche perché c’è xkcd, McCarthy, l’inizio del tutto e cose solo sentite di seconda mano (e seconda lingua) quando ero giovane, complice Douglas Hofstadter, quello di GEB (che, strano, non viene citato, la mia storia è solo mia).

Bravo Luis Souto Graña (spectrumgomas) che ci illumina: They aren’t a wizard and a woman. They are Hermes Trismegistus and Ramon Llull.
Luis ogni volta che lo ritrovo su Twitter mi sento in colpa per via di Mastodon, Guile e adesso scopro anche G+ 😐

Kudos @ Benjamin Breen che ne sa di queste cose, la salamandra finora nessuno l’ha citata, nella copertina di SICP non c’è. Uh! prof anche lui, Assistant professor @UCSC working on the history of drugs, technology, and globalization. Quante cose ci sono tra il cielo e la terra che –OK, inizio cit. personalizzata. Avendo tempo il suo blog, Res Obscura

+++Brekki-Niù+++ scopro proprio ora che 0b10 ha un nome (Sinclair Target), un about esplicativo e un altro account Twitter, poco usato ma sexyassay. Futuro prof anche lui 🤩
Sinclair rivela che con il misticismo Lisp ci si può spingere ben oltre (vedetevelo voi, io non ho il coraggio).
Ma risponde Luis, è uno scherzo, è Athanasius Kircher e l’Edipus AEgypticus. E, sempre nello stesso thread entra Matthew Alhonte controllate la copertina del libro (l’ultimo citato, non il SICP); uh! analisi bayesiana, fuggo via.

Tornando alla salamandra arriva Vriese – Hans Vredeman de Vries.

E quando il gioco si fa duro (inizio.cit) arriva Pancicz Godek, apre un altro filone, con altri commentatori.

Qui smetto perché –confesso– mi sono un po’ perso, anzi tanto, completamente. E se qualcuno ha letto anche lui 😐 Ma terrei a far sapere che posso smettere quando voglio 😐 probabilmente 😐 Ma davvero ci tenevo tanto a metterlo giù per iscritto, metti che quando sarò vecchio… 😐

Aggiornamento: Luis @spectrumgomas mi fa notare che ho fatto un po’ di confusione, saltata l’attribuzione a Arno Bosse (da followare, impo), e i riferimenti classici 😐.

In particolare Plinio, questo tweet non l’avevo visto, ha ragione Luis devo fare più attenzione.

E quindi il Lisp (Scheme): the dual nature of knowledge: dangerous […], but also enlightening […]; sì il Lisp è diverso, migliore –anche se può essere pericoloso (p.es. a volte mi guardano male se lo nomino).

e, pi, una volta e adesso

Dave ci ricorda che approfittando delle feste –OK, leggete qui.

Io non solo non ho partecipato, neanche commentato. A dire il vero non avrei potuto, non c’ero ancora. Ma rimedio subito.

Oggi è facilissimo, viene aggratiss, per esempio con bc:

Le ultime 2 cifre possono essere non precise per problemi di arrotondamento, se del caso basta aumentare il numero di cifre richieste, attraverso la varialibe scale. Non ci sono problemi, l’hardware non è quello di Von Neumann, per esempio per 4000 cifre uso lo script pi.bc:

scale=4000
pi=4*a(1)
print pi
print "\n"
quit

e è nella funzione e(), avendo visto che la precisione non è un problema uso quella di default (20 cifre caricando la libreria matematica con -l)

Con Python basta installare uno dei moduli per la precisione arbitraria. Anzi probabilmente non è necessario se si usa SciPy/NumPy &co ma oggi un modo alternativo, più sexy, via mpmath installabile con pip3 install mpmath. seguendo le dritte di Fredrik Johansson qui, 100 mpmath one-liners for pi ecco:

OK, è una collaborazione, largo ai giovani!

Xerox PARC

Cosa non si trova su Twitter; ieri questa immagine che vale ben più di 103 parole, come minimo 1032, imho.

click to embiggenate

Uh! mooolte più cose di quelle che sapevo, in tanti settori. E tante cose che oggi si danno per scontate, manco si notano. Ricordo perfettamente (cioè non tutto ma parecchio) quando <dimenticato il nome, era un commerciale> mi raccontò di Lisa, l’antenato del MacIntosh (si allora si chiamava così) derivato da Star e Alto.
E smalltalk, quello di Alan Kay di “il miglior modo per prevedere il futuro…”, e tanto altro.
E le stampanti laser HP erano nate là.
Ma non solo, come dall’immagine. A proposito (cioè no, è un side effect) questa è IEEE Spectrum, followata su Twitter.
Avendo tempo sul sito di Spectrum si trova di tutto, anche notizie storiche su Xerox PARC, la storia è uno dei miei interessi, solo per quello che ho usato o avrei desiderato usare.

Al solito la wiki sa tutto su PARC.

Ah! ‘ncora: l’immagine l’ho trovata qui, DynamicWebPaige, followata.

👽

Il PDP-11 – ricordo perfettamente…

Quando io ero piccolo mi sono trovato a dover usare un calcolatore (allora il ‘puter veniva chiamato così da tutti tranne i giornalisti per i quali era il cervello elettronico, quelli erano molto più avanti, sapevano già dell’intelligenza artificiale; cioè no, anche noi sentivamo parlare (e a volte parlavamo) dell’AI ma mai vista. Neanche ora a pensarci. Ma un domani… Garantito 👽

Il calcolatore che usavo io era un Pr1me (per la precisione 550 II) con mezzo MB di RAM e hard-disk di 80 MB (sempre pieno). Il Pr1me (dovrei scrivere PR1ME ma non ce la faccio) era ottimo, anzi di più; e la scelta era dovuta al fatto che il capo, il prof (allora non ancora prof) tornato dal dottorato (allora da noi non si chiamava così) al MIT dove lui usava quello e essendo il capo…
D’altronde il Pr1me nasceva a pochi km (ahemmm miglia) da Cambridge (ahemmm Boston, passato il fiume). Come pure Apollo che avrei usato in seguito (non era un calcolatore ma una workstation) fatto da chi aveva fatto il Pr1me. Ma questo dopo.
Per intanto sempre in quella zona c’era la DEC, Digital Equipment Corporation. Molto più nota di Pr1me Corp. Anzi quando qualcuno mi chiedeva io dicevo Pr1me, simile al PDP-11. Perché il PDP-11 era la rockstar 💥 Ed era anche multiforme, dipendeva dalla configurazione (o forse gli venivano tutti diversi, chissà).

Poi metto i link ma prima un paio di cose personali. Allora non è che c’erano tutti i linguaggi di programmazione di oggi. Anzi per i gestionali c’era il Cobol (sarebbe COBOL), roba da IBM, e il Fortran (FORTRAN IV o 66) per tutti gli altri. Anche se nato in casa Big Blue che lo aggiornava continuamente con istruzioni non standard, il rifermento era quello di DEC. Mi ricordo che il primo carattere di ogni riga era di controllo (per le stampanti DEC) quindi i FORMAT cominciavano sempre con “1X“, quanti ne ho saltati!

Allora c’erano pochi linguaggi ma tanti sistemi operativi. Uno per macchina, cosa che voleva dire PRIMOS per il Pr1me ma uno per ogni modello IBM e tanti per DEC. Io ero a posto solo con il PRIMOS, derivato da Multics. Sul PDP-11 usavo quello che sarebbe diventato il VMS sul successore del PDP-11, il mitico VAX.

La storia ricorda che Unix (UNIX is a registered trademark of Bell Labs) è nato sul PDP-11. Ma in casa DEC Unix non ha mai preso piede. Troppo difficile, dicevano anche se “Unix is simple” (cit.); in realtà era molto diverso da VMS, conosciutissimo (da tutti, non da me).

La storia di DEC è per certi versi simile a quella di Apple. Invece della coppia Jobs/Wozniak c’era il mitico Ken Olsen. Senza Ken DEC è poi stata acquistata, quando era ormai molto meno importante, da Compaq, acquistata a sua volta da HP.

D’altronde tutte le marche dell’entroterra di Boston sono sparite. Tutte a Silicon Valley.

Questo post è dovuto alla nostalgia, riaccesa da questo tweet che rimanda a un post esaustivo. Per il PDP-11 ottima (al solito) la Wiki, dove ci sono DEC e Ken Olsen.

Tutta roba dello scorso millennio 😐

👽

FP -> Haskell – un po’ di storia da un artefice

Io che sono vecchio posso permettermi di seguire cosa avrei voluto seguire quando ancora ero giovane. Per esempio l’informatica ma no, allora era troppo cosa esoterica, la tele parlava di cervelli elettronici (proprio come adesso l’AI 😉 ma in un altro senso). Allora sono finito tra li ingegneri civili (credo che adesso si chiamino edili). Ma poi ho trafficato con i ‘puters, sempre. A sproposito, senza tutta la preparazione che ci sarebbe voluta.

Adesso, come dicevo, sono arrivato, dopo il Lisp (e Scheme e Racket) a Haskell, FP pura 😋

E –serendipity qui– mi viene suggerito un video imperdibile, quasi un’ora di storia di Haskell! Da uno di quelli che l’hanno fatto. E con sorprese dentro: ce n’è una che qualcosa sapevo ma non che fosse così importante, almeno per me, sapete vengo dal Fortran.

John Hughes, il relatore, si presenta così:

25 years ago I published “Why Functional Programming Matters”, a manifesto for FP–but the subject is much older than that!

As software becomes more and more complex, it is more and more important to structure it well. Well-structured software is easy to write, easy to debug, and provides a collection of modules that can be re-used to reduce future programming costs. Conventional languages place conceptual limits on the way problems can be modularised. Functional languages push those limits back. In this paper we show that two features of functional languages in particular, higher-order functions and lazy evaluation, can contribute greatly to modularity. As examples, we manipulate lists and trees, program several numerical algorithms, and implement the alpha-beta heuristic (an algorithm from Artificial Intelligence used in game-playing programs). Since modularity is the key to successful programming, functional languages are vitally important to the real world.

Video tutto da vedere (io più volte). A complemento —solo per uso personale— ho redatto una lista delle persone citate; m’interessa la storia e ho carenze (sono di una ‘gnuransa encyclopedica).

Anni ’40
Alonzo Church, lambda calculus.

Anni ’60 (inizia anche un po’ prima, secondo me)
John McCarthy, il Lisp.

1965
Peter J. Landin, The Next 700 Programming Languages.

1967
John Backus, sì quello del Fortran (per me), ma anche Algol e FP: Can Programming Be Liberated from the von Neumann Style? A functional Style and Its Algebra of Programs

1982
Peter Henderson,
Functional geometry: it seems there is a positive correlation between the simplicity of the rules and the quality of the algebra as a description tool.

1994
Paul Hudak and Mark P. Jones
Haskell vs. Ada vs. C++ vs. Awk vs… An Experiment in Software Prototyping Productivity

Volendo parecchi di questi papers si trovano ontehtoobz (alcuni ahumm-ahumm). Io che soffro d’insonnia probabilmente… forse… nell’anno che viene. Chissà. Appena supero lo shock di John Backus. Anzi mi verrebbe voglia di rifare (sì già fatto ma repetita juventus come dice Moggi) un post sul Fortran di quando ho cominciato, con i GOTOs, anzi IFs come si usavano allora (sì, erano GOTOs).

H/T a b3h3m0th.
🤩

In principio, ovvero cosa mi sono perso

C’è questo post di (Mike) Fogus sui primi tempi di Apple. Il post tratta di Pascal at Apple, ma anche d’altro. A me interessa principalmente l’altro.

Esperimento qui: provo a inerire (embed) dei tweets, chissà… 😉

Per quanto mi ricordo qui da noi l’Apple ][ non è stato come in America. Ho un paio –abbondante– di amici che ce l’avevano, tutti nerds, G ci ha fatto la tesi, G se l’era portato al Poli e lo usava lì (all’epoca era quello che oggi si chiama post-doc); entrambi autoassemblati, case di legno, monitor che oggi farebbe sgiai. F invece (ma forse era più tardi) l’aveva originale e poi ha continuato a seguirne l’evoluzione fino al MacIntosh (allora si chiamava così). A proposito del Mac ricordo perfettamente quella volta che per tutta la durata del viaggio G mi ha rintronato con le meraviglie di Lisa di cui aveva visto la demo a Milano; lui era un commerciale, un rappresentante di prefabbricati, vedeva il computer in modo diverso, quello che poi sarebbe diventato normale per tutti, prima dell’aiFon che poi è diventato il telefono.
OK, sono OT, mi riprendo.

Fogus lo seguo da tempo sul blog (sì stanno morendo, anche il suo) ma c’è su Twitter, molto attivo, anche per questa storia conviene seguire lì i cinguettii; non usa un tag particolare ma il 20 luglio è tutto per quell’argomento.

All’epoca io ero già impegnato in altre cose (Fortran su Prime, un mini, tipo PDP11) e mi sono perso tutta l’alba dei Personal Computer (quasi, vedi sotto). Ma per intanto qualche cit.

Da noi, qualche tempo dopo, si sarebbe fatto tutto ib Basic. E VisiCalc, il progenitore di Excel. Non sono mai riuscito a padroneggiare né l’uno né l’altro.

e, notevole per me

Sia il C (chissà dov’è finita la mia copia del K&R?) che il Lisp li ho scoperti all’inizio degli anni ’80, dopo il Pascal che sul Prime non funzionava; non funzionava neanche il Lisp del quale avevo avuto un nastro via ahumm-ahumm da R –chissà se si può dire, ormai dovrebbe essere in prescrizione? A proposito: ci sono siti dove trovi (quasi) tutta la documentazione del Prime ma niente sul Lisp; anche l’amico AP non ne sa niente. Vuoi vedere che il nastro era di una beta? Termine che allora non si usava. In realtà ci ho fatto molto poco, l’imbeccata me l’aveva data Doug Hofstadter (GEB e Le Scienze) ma ero isolato, non c’era il Web. E poi ero alle prese con il debug.

Sì, vale anche per qualche tempo dopo per HP. Il sistema operativo era piccolissimo e indistinguibile dal linguaggio: tutti usavano il Basic, il Pascal c’era ma si evitava con cura.

OK, tutte cose che mi sono perso. Come pure mi sono perso l’M20 Olivetti, con il PCOS, vita brevissima ma ha venduto tantissimo, subito sostituito dall’M24 compatibile IBM, cioè Micro$oft ma allora si diceva IBM.
Io intanto ero alle prese con il Fortran, avendo come riferimento il VAX di DEC; allora era solo un miraggio, dopo sarebbe diventato un protagonista importante e infine un guaio: gli utenti Digital rimanevano legati a VMS considerandolo molto migliore –secondo loro– di Unix.

L’interprete dei comandi Primos (la shell si direbbe oggi) non era programmabile (lo satebbe diventato in futuro, verso la fine) e allora si usava il CPL, un po’ come Bash di adesso ma molto meno versatile e senza i tools di supporto.

Il mio primo incontro/scontro con i PC è stato particolare, esotico: modificare un porogramma su VIC 20, antenato di Amiga, in Forth. Sì anche lì la faceva da padrone il Basic ma se avevi bisogno di strizzare fino all’ultimo byte il Forth era decisamente meglio.

Ma era giunta l’epoca di MS-DOS. No, non ne voglio parlare. E nenache di ToolBook, Director e Flash. Neanche del Basic, quick e Visual. Ma c’è stato anche il Pascal, Turbo, Borland e poi Delphi.

Adesso invece 👿 è cambiato tutto. Tutti che lavorano per l’online, con cose che non so e non voglio sapere.
O cose anche più strane, sistemi embedded, da ficcare in ogni dove. Un po’ di tempo fa ho visto gente di IBM commossa perché qualcuno ha nominato Roscoe (googlato per sapere come si scrive(va), cosa fosse non lo so). Intanto pare che Android… ma forse è solo gossip.

Tanto io sono vecchio 😜

Embed del tweet ancora da perfezionare 😐

:mrgreen:

AT&T Archives: The UNIX Operating System

uh! ‘n sacco di persone famose (vero?). Raccontano cose che magari oggi sono scontate, almeno per qualcuno; allora no.
C’è tutto il canale AT&T se si ha tempo.
Ottimo qui il K di K&R 🚀
Poi a 11 circa ecco R di K&R 🚀
Il capo arriva a 13 circa 🚀

Com’erano i terminali una volta! Anche quelli grafici, cioè non solo alfanumerici! C’è anche il TTY (chissà come si chiama davvero: teletype?).

Com’era la rete allora; c’è cioè si vede la bindo (?) di Ethernet.
Insomma stiamo parlando del 1982. Io c’ero –non ancora con UNIX ma ci sarei arrivato.
Anche se da noi andava forte quell’altro OS, quello di DEC (Digital Equipment Corporation), il VMS del VAX.
No, non ne parlo perché 1) andrei fuori tema; e 2) certi argomenti sono rischiosi. 😡

Quelli di IBM vestiti così non li vedrete mai; anzi non c’erano proprio. Forse si usavano ancora i camici come i dottori alla tele. E comunque giacca scura, camicia bianca e cravatta, plz! 🤖


UNIX is a trademark of Bell Labs. Questa frase c’era dappertutto; adesso non riesco a trovarla googlando; come passa il tempo (Ozymandias & Shelley).

Un riassunto über come al solito sulla Wiki: History of Unix.

Voyager — post con un indovinello difficile

saturno

“Una volta, quando i vostri genitori andavano ancora all’asilo…”
“Tre computer con …”
“Qualcuno di di voi ha in tasca un computer più potente di quello. Non è il telefono, ma [indovina]”

Marco Bruno –ebbene sì lo conosco– rockz 😀 assay, anzi di più, 😀 racconta tutto questo e molto altro altro ancora di astronautica.

Attenti però che se aprite questo video poi ne avete per due ore. Non riuscirete a uscirne prima. Possono capitare anche ricadute, quello che sta capitando a me adesso.

Risposta alla domanda: trovate tutto a 12:50. Ma comincia prima, almeno da 8:30. Vero che vi ha sorpreso e non ve l’aspettavate?

Il video lo trovate su YouTube, il signor WordPress non lo prevede l’embed per la versione free:[AstronautiCON8] Le missioni Voyager.
Marco è über 😀 forse l’ho già detto, a volte sono ripetitivo, sapete la mia memoria…


Siccome questo è un post impegnativo lo riciclo sull’altro blog. Cioè se voi lo leggete su Ok, panico sappiate che c’è anche Al Tamburo Riparato. E viceversa per i tamburisti.