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Storie varie sul rutilante mondo dell’informatica

In principio, ovvero cosa mi sono perso

C’è questo post di (Mike) Fogus sui primi tempi di Apple. Il post tratta di Pascal at Apple, ma anche d’altro. A me interessa principalmente l’altro.

Esperimento qui: provo a inerire (embed) dei tweets, chissà… 😉

Per quanto mi ricordo qui da noi l’Apple ][ non è stato come in America. Ho un paio –abbondante– di amici che ce l’avevano, tutti nerds, G ci ha fatto la tesi, G se l’era portato al Poli e lo usava lì (all’epoca era quello che oggi si chiama post-doc); entrambi autoassemblati, case di legno, monitor che oggi farebbe sgiai. F invece (ma forse era più tardi) l’aveva originale e poi ha continuato a seguirne l’evoluzione fino al MacIntosh (allora si chiamava così). A proposito del Mac ricordo perfettamente quella volta che per tutta la durata del viaggio G mi ha rintronato con le meraviglie di Lisa di cui aveva visto la demo a Milano; lui era un commerciale, un rappresentante di prefabbricati, vedeva il computer in modo diverso, quello che poi sarebbe diventato normale per tutti, prima dell’aiFon che poi è diventato il telefono.
OK, sono OT, mi riprendo.

Fogus lo seguo da tempo sul blog (sì stanno morendo, anche il suo) ma c’è su Twitter, molto attivo, anche per questa storia conviene seguire lì i cinguettii; non usa un tag particolare ma il 20 luglio è tutto per quell’argomento.

All’epoca io ero già impegnato in altre cose (Fortran su Prime, un mini, tipo PDP11) e mi sono perso tutta l’alba dei Personal Computer (quasi, vedi sotto). Ma per intanto qualche cit.

Da noi, qualche tempo dopo, si sarebbe fatto tutto ib Basic. E VisiCalc, il progenitore di Excel. Non sono mai riuscito a padroneggiare né l’uno né l’altro.

e, notevole per me

Sia il C (chissà dov’è finita la mia copia del K&R?) che il Lisp li ho scoperti all’inizio degli anni ’80, dopo il Pascal che sul Prime non funzionava; non funzionava neanche il Lisp del quale avevo avuto un nastro via ahumm-ahumm da R –chissà se si può dire, ormai dovrebbe essere in prescrizione? A proposito: ci sono siti dove trovi (quasi) tutta la documentazione del Prime ma niente sul Lisp; anche l’amico AP non ne sa niente. Vuoi vedere che il nastro era di una beta? Termine che allora non si usava. In realtà ci ho fatto molto poco, l’imbeccata me l’aveva data Doug Hofstadter (GEB e Le Scienze) ma ero isolato, non c’era il Web. E poi ero alle prese con il debug.

Sì, vale anche per qualche tempo dopo per HP. Il sistema operativo era piccolissimo e indistinguibile dal linguaggio: tutti usavano il Basic, il Pascal c’era ma si evitava con cura.

OK, tutte cose che mi sono perso. Come pure mi sono perso l’M20 Olivetti, con il PCOS, vita brevissima ma ha venduto tantissimo, subito sostituito dall’M24 compatibile IBM, cioè Micro$oft ma allora si diceva IBM.
Io intanto ero alle prese con il Fortran, avendo come riferimento il VAX di DEC; allora era solo un miraggio, dopo sarebbe diventato un protagonista importante e infine un guaio: gli utenti Digital rimanevano legati a VMS considerandolo molto migliore –secondo loro– di Unix.

L’interprete dei comandi Primos (la shell si direbbe oggi) non era programmabile (lo satebbe diventato in futuro, verso la fine) e allora si usava il CPL, un po’ come Bash di adesso ma molto meno versatile e senza i tools di supporto.

Il mio primo incontro/scontro con i PC è stato particolare, esotico: modificare un porogramma su VIC 20, antenato di Amiga, in Forth. Sì anche lì la faceva da padrone il Basic ma se avevi bisogno di strizzare fino all’ultimo byte il Forth era decisamente meglio.

Ma era giunta l’epoca di MS-DOS. No, non ne voglio parlare. E nenache di ToolBook, Director e Flash. Neanche del Basic, quick e Visual. Ma c’è stato anche il Pascal, Turbo, Borland e poi Delphi.

Adesso invece 👿 è cambiato tutto. Tutti che lavorano per l’online, con cose che non so e non voglio sapere.
O cose anche più strane, sistemi embedded, da ficcare in ogni dove. Un po’ di tempo fa ho visto gente di IBM commossa perché qualcuno ha nominato Roscoe (googlato per sapere come si scrive(va), cosa fosse non lo so). Intanto pare che Android… ma forse è solo gossip.

Tanto io sono vecchio 😜

Embed del tweet ancora da perfezionare 😐

:mrgreen:

A proposito di statistica (e altro, soprattutto altro)

Ci sono le catene di Sant’Antonio (diffidate!), non mi riguardano e ci sono le catene di tweets che a volte ci casco. Come oggi; adesso vi conto.

Non so chi ha cominciato ritwittando questo cinguettio: Very disappointing. The future for R and Python (IMHO) is collaborating on shared performance computing libraries using C/C++/LLVM.
Sì, certo: a volte –come in questo caso– 140 caratteri non bastano, non si capisce cosa voglia dire ma c’è il link a un altro tweet.
Prima però una precisazione: Wes non lo seguo, non ho il tempo anche se dovrei. Si presenta così: Craftsman of data analysis tools. Creator of Pandas. 🎉 OOPS! 😯  folowato 😎
Chi me l’ha proposto? temo che non lo sapremo mai; no ‘spetta, si tratta di risalire di due giorni nella tw-line, ce la posso fare. Uh! è stato
Jake VanderPlas 🚀; OK, sempre del giro NumPy. Bisognerebbe avere molto più tempo, ci sarebbero un sakko di nerds über assay!

Come dicevo prima di auto-interrompermi Wes linka questo: Really disappointed by this @infoworld article comparing #rstats and #python.
L’articolo molto deludente è qesto: Python vs. R: The battle for data scientist mind share.

A me da l’impressione di essere un giornalista come ce ne sono tanti in Rai e nei quotidiani italiani. Non essere del mestiere; parlare di cose che non fa tutti i giorni.
Ma forse sono troppo severo; il motivo del post è che dimentica almeno un terzo linguaggio usato per le analisi statistiche: il foglio di calcolo tipo Excel. Quando serve la media (e lo scarto quadratico medio per far vedere che si è approfondito) a volte (non sempre ma capita) che si finisce lì.
E se mi è consentito un ricordo storico: uno dei motivi dell’esplosione dei ‘puters come sono adesso è stato 1-2-3 della Lotus. Excel è venuto dopo e l’ha sostituito ma il primo è stato il Lotus (veniva sempre chiamato così) che aveva come antenato VisiCalc (pre-PC IBM).
Non di minore influenza per il decollo del PC (allora si chiamavano così, per personal computer) è stato WordStar, ws per tutti.

Questi ricordi sono tornati a tormentarmi in seguito al post su Unix. Ah! anche quello è venuto da un suggerimento, grazie prof! 🍓 🎵 😁

Potrei chiarire il percorso del tormentone: di solito si finisce di usare non quello che si vorrebbe ma quello che ha deciso il capo (magari dopo aver parlato con il commerciale), vedi Basic contro {Turbo|Borland} Pascal, p.es. Con Unix era ancora più complesso, veniva giudicato difficile dai vecchi e troppo caro dai commerciali; il capo non avrebbe mai chiesto a me (ma c’è capo e capo, mai fare di tutt’erba un fascio, (vedi anche sotto)).
Al tempo io mi pensavo che il  calcolatore  computer servisse per fare calcoli 😯

Ah! ‘ncora ‘na roba: R non l’ho mai affrontato; oltretutto sono davvero niubbo per quanto riguarda la statistica. E –una volta– avevo chi sapeva tutto quando serviva. Usava –tenetevi forte– APL e le sue evoluzioni; AP se mi leggi un saluto! 🍓 🎵 😁

:mrgreen:

Logistica informatizzata

nikon-small-world-butterfly-scales
Visto l’altro giorno, forse mi faccio dei nemici ma devo raccontarla 😜
Ormai tutti hanno il telefono che fa tutto quello che una volta si faceva con il computer.
Ormai si possono semplificare tante operazioni con internet –e il telefono ce l’ha– eliminando inutili passaggi umani.

Ecco il mio caso: per gestire gli ordini di una clientela stabile e ampiamente conosciuta fino all’anno scorso –uh! due anni ormai– si faceva l’ordine al telefono. Nel caso in oggetto l’ordine (in dialetto piemontese comand, pronuncia cumand) è semplice, basta identificarsi, precisare il codice del prodotto (sono pochi e mnemonici, mica l’Ikea) e il quintalaggio (termine tecnico). Va da se che è sempre urgente, non devi precisarlo che perderesti solo tempo. Chi riceveva la telefonata compilava un modulo che fotocopiava e passava al magazzino.
Visto che tutti hanno il telefono e internet si può informatizzare? Certo, semplicissimo, prima di subito. Fatto! 😄

Per i primi tempi si può adottare una procedura provvisoria: chi riceve la telefonata che continua ad arrivare compila l’ordine nell’app –previo inserimento del codice cliente– e racconta della nuova procedura automatizzata, quando sei comodo ti mandiamo il nostro tecnico…
Poi stampa l’ordine, 2 copie di cui una per il magazzino, fatto anche questo.

Ormai la fase provvisoria dovrebbe essere passata, da tempo. No, non esattamente: il cliente trova molto bello che l’app abbia anche l’interfaccia vocale.

Non vale nemmeno la differenza che via ‘puter non si è legati all’orario d’ufficio, mi dicono.
Funziona; l’informatizzazione va introdotta dolcemente, un po’ alla volta, adattandola alle condizioni ambientali 😜

:mrgreen:

Modifiche – a volte NO!

knuth-c60

Un post che è anche un proposito per l’anno nuovo 😉 Ma non solo, anzi. E sì, scontato, tutte cose risapute 😳

Comincio con una storiella: un programmino, meno di mille righe di codice Python recentemente, occasionalmente, crashava misteriosamente. Un bug, uno dei tanti, ovviamente. Il guaio è che non era facile riprodurre il bug, io non ci sono riuscito mai.
Solo un appostamento prolungato (ruolo da agente segreto infiltrato con occhiali da sole, completo nero e barba finta sopra quella vera) ha consentito di stanare il colpevole, anzi due di loro. Recidivi come si vedrà tra breve.

Quando si scrive uno script per semplificare calcoli lunghi e tediosi spesso si fa con specifiche che non sono ottimali, anzi tutt’altro. La cosa migliore è vedere qualche caso tipico fatto a mano con l’utente che sa tutto. Ma a volte l’utente sa anche troppo: trova un caso simile non previsto in cui si può applicare lo script, a volte senza modifiche, o con il cambiamento di pochissime righe di codice (di solito comicianti con if cond == ...). Le modifiche possono essere sue o di altri, anche tosti.

Insomma io avevo il codice vecchio e in ogni caso non credo che potesse capitare con Linux. Ma non si può fare tutto, presto e bene… (inizio-cit.).
Vero che non c’era scritto nel manuale –anzi non c’è manuale– ma NO! se ti viene in mente un’estensione chiedi, possibilmente a chi il programma l’ha scritto. Se invece fai modifiche dillo –anche a me.
Ma –soprattutto– niente modifiche estemporanee, neanche se te le chiede teh boss dicendo che è urgente.
È come la storia della farfalla che sbatte le ali nell’Amazzonia…

Tutte cose risapute? Certo! ma continuano a capitare. Da ieri ci sono un paio di persone che hanno un’esperienza in più, anche da raccontare. Io invece non imparerò mai, ma lo racconto lo stesso qui :mrgreen:

Linux è semplice — ma … (storiella perso)

uis

Questa cit. di Dennis la conoscono tutti (o meglio tutti quelli OK) e forse è un pochino troppo estremista. Non c’è bisogno di essere un genio per apprezzare Linux (il figlio di Unix). Ho una mirabile dimostrazione così breve che può essere contenuta anche in questo post: me. QED.

A dire il vero se torno indietro nei ricordi (no, la macchina del tempo devo ancora finirla) ricordo (appunto) benissimo che UNIX (allora si scriveva così) era universalmente (salvo eccezioni) considerato troppo complesso. Ma è roba dello scorso millennio.

C’è una cosa però che può capitare (spero solo a me) che voglio raccontare perché mi è appena capitata. E per raccontarvela rimando a domani il post che stavo scrivendo su un argomento completamente diverso.

Mentre mi stavo organizzando mi è venuta un’idea di quelle che di solito sono –come dire– ma ogni tanto, chissà… probabilmente… forse…
L’idea è questa: per scrivere il testo di un post creo un file .txt (anche se non uso mai l’estensione, roba da Windoze) con lo stesso nome della directory (non uso mai il nome “cartella”) in cui metto immagini, snippets e quant’altro. È possibile automatizzare la creazione dello stream file? Così:

b0

Evidentemente sì, come da immagine qui sopra, il segreto è racchiuso nello script bash (semplicissimo) bln (da blog name):

#!/bin/bash
N=$(basename "$PWD")
gedit "$N"

Nota: le virgolette e la variabile sono necessarie per gestire il caso di spazi nel nome.

Ebbene sì –confesso– sono tutto arrossito per aver detto una cosa lapalissiana come questa.
Ma c’è un’autogiustificazione, che mi tranquillizza –anzi mica tanto.
Il problema è la memoria. Mia, non quella del ‘puter. Sono partito di qui:

b1

Quasi OK, peccato che il nome della dir sia assoluto, a me serve solo l’ultimo pezzo, quello dopo l’ultimo /.
Fermi lì! (avrei dovuto dirlo anche a me), lo so che ci sono sed, awk e altri tools ancora ma la semplicità di cui parla Ritchie…
Per esempio con Python sarebbe semplicissimo

b2

ma mica tiriamo in ballo Python, vero? tanto vale andare con awk.
Dev’esserci l’equivalente bash, ne sono più che sicuro.
E, pensa te, quello che cercavo era proprio basename!
Ma se devo raccontarla fino in fondo devo confessare che ho googlato

b3

Rinko? 👿
Dai alla fine ce l’ho fatta. Ma metti che fosse tipo che teh boss me lo avesse chiesto e rimanesse lì a guardare il monitor (e me). Secondo me non resisteva per 40 minuti. No 👿

:mrgreen:

Q: Ma davvero hai googlato quella roba lì?
A: Ahemmmm… sai per rendere intrigante il post… 😉

Perché i nomi delle variabili devono essere significativi

squirrelNon so se a voi capita mai di svegliarvi nel cuore della notte (le tre meno un quarto), senza un motivo particolare, niente brutti sogni, solo così. E non riuscire più a riaddormentarvi. E per giunta cominciare a lambiccare su un post di sessanta ore prima.
A me è successo questa notte e voglio devo raccontarlo a qualcuno. Tanto il blog lo leggono in pochi e dopo questo incipit diminuiranno ancora. Assay.

La storia è semplicissima, più semplice di come la ricordavo questa notte, questa:

s88

Sì, viene 12. Basta guardare le parentesi.
Anzi no, bisogna vederlo nella GUI, DrRacket:

debug

Uh! vediamo se ho capito per davvero: rinomino la x globale xg e quella locale xl, ottengo:

(define xg 2)
(let ((xl 3)
      (y (+ xg 2)))
  (* xl y))

sp

OK, così è chiaro (spero).
Ma mi resta un dubbio: è solo per rimarcare bene-bene la distinzione tra le variabili locali introdotte da let e quelle esterne o è una delle domande da fare all’esame allo studente rompipalle, dicendogli “l’abbiamo fatto anche a lezione, anzi c’è nel sillabario” (loro lo chiamano così).

ac
Quando ero piccolo agli esami di idraulica (tre se ricordo bene) andava di moda quello in figura (spoiler: Bernoulli, sempre lui).

Dubbio: chissà quanti punti ho perso con questo post? Ma posso ssmettere quando voglio. Probabilmente. Forse… 😳

:mrgreen:

Voglio diventare bravo come Joel

joelPrima di cominciare: questo è un post diversamente serioso, scritto mentre aspetto il boss che passa a prendermi per una intensa giornata in giro per Torino. Ma dipende da voi, dal vostro spirito (mood) del momento, che è poi quello che mi fa scrivere questa nota, dopo aver followato Joel su Twitter.

È decisamente facile, tutto in Python, tranquillo, sempre lineare logico e comprensibile. Vero che il codice (disponibile su Github) deve ancora essere ritoccato, piccole modifiche ma il grosso è fatto.

Joel d’ora in poi sarà uno dei miei modelli, forse anche il blog ne risentirà, in meglio.
Forse anch’io userò la REPL che usa lui, in genere io sono per la più semplice che c’è ma forse la specializzazione quando si supera (o si tende a raggiungere) un certo livello di post-niubbaggine è utile e remunerativa.

Insomma non voglio farla lunga, andate sul blog di Joel Grus, qui: Fizz Buzz in Tensorflow. Ah, non so se avete notato: quando merita i commenti arrivano, tanti 😀

Personalizzazioni, tools divertenti e ricordi

binaryUn post di quelli che vengono navigando il Web durante un viaggio lungo; devo avere anch’io il telefono che fa tutto, anche questo.
Comincio con una cosa che sul Pr1me (il mio primo ‘puter, un mini simile al PDP-11 ma completamente diverso) era semplicissimo, l’avevo attivato dopo un paio di settimane, tempo di arrivare lì leggendo il manuale.

Sto parlando di questo post: Making your command line more helpful and fun!
Anche se vi consiglio di non farlo, non funziona come dovrebbe. Ma ci sono i codici ANSI/VT100 per i colori.
Il sito di Sandra (ehi! su ComputerWold, roba di quando ero giovane!) è pieno di notizie, consigli e curiosità. Qualcuno usabile. Visto che si ho passato quasi un ora adesso provo.

Per esempio figlet:

p0
e finalemte

p1
Viene da qui, dove ne trovate altri, lollosi 😉
E che dire del countdown (anche questo è una variante di qualcosa di simile esistente su Pr1me, fatto dall’amico Giòrs, o era Ugo? o Dom? o chi?)
Una cosa che tutti i vecchi sanno: EZ conversions on Unix.

Il guaio è che sono troppo vecchio e so la risposta a What’s so special about 2147483648?

Era il fratello maggiore di un vero incubo, 32768:

p2
Ai miei tempi gli interi in Fortran IV (o 66) erano di 2 bytes, con un bit riservato per il segno e l’overflow era sempre in agguato. Il Pr1me (in realtà tutti) consentivano di usare gli interi di 4 bytes, cosa poi diventata di default con il Fortran 77. Comodo, allontanava (praticamente evitava) l’overflow. Ma dovevi fare attenzione ai Common quando modificavi codice esistente. Non ditemi che non sapete cos’è un common, dovete essere proprio giovani! 😀

Questo post è un side-effect di cosa sta macchinando Flavio, the MfM, prossimamente vedrete 😀

OK, torno alle cose serie –o seriose :mrgreen:

Calc, Gedit e Racket – memo per niubbi ubunteros come me

mandelOrmai ci sono abituato: ogni volta che c’è una nuova versione da installare sono sia eccitatato [che bello chissà le nuove novità nuove di pakka e quelle rinnovate] e presentivato [ma poi devo reinstallare tutta quella roba che nel tempo ho adottato e ne sono dipendente (atticto terminale (nel senso di perso (non nel senso di personale ma di perso propriamente detto)))].

Perché so benissimo che la grande maggioranza delle cose filano via lisce, manco conta di dirle, fatto. Ma c’è ogni volta qualcosa che richiede googlate, tentativi, e altro che io condisco con un crescendo di psicopatologismo e non-ce-la-posso-farismo. Mi vengono anche fastidiose eruzioni cutanee e disordini al sistema intestinale.

Capace che ne ho già anche parlato, anche su questo blog, ma la memoria sapete…

Allora lo ripeto qui, non so se serve ma ci provo.

Calc
Calc è la mia calcolatrice preferita, anzi l’unica. Non conviene seguire le indicazioni del sito (How to Install), c’è un modo molto più semplice:

sudo apt install apcalc

Ecco! il nome è apcalc, non calc! Lo ripeto qui chissà se…
Poi sì so che apt* è roba del passato, adesso c’è snap, ma nel panico di cui sopra; da domani mi adeguo, promesso; forse.

snap

OK, Calc, c’è 😀

Gedit
Gedit è cambiato; è sparita la toolbar, OK, poco male, ma manca (sembrerebbe) l’opzione per cambiare il caso (che sarebbe convertire i caratteri maiuscoli/minuscoli, un po’ quello che fa tr). Opzione sparita dal menu Modifica e non c’è da nessuna parte, nessun plugin. Poi disperatamente seleziono un pezzo di testo e, contrariamente a quello che faccio sempre uso il tasto destro del mouse per dire copia e miracolo (nel suo piccolo):

gedit

Ma dimmi te! Dubbio: magari era così anche prima, non lo saprò mai 😉
Lo scrivo qui perché di sicuro me lo dimentico, sapete la mia memoria…

Aggiornamento: medeoTL (rockz!) ha appena twittato, qui, una dritta che funziona, pratica, meglio di quella indicata da me. Quindi per cambiare MAIUSC|minusc per il testo selezionato ci sono le scorciatoie:

C-u converte in maiuscolo
C-l converte in minuscolo
C-~ inverte M/m

Dove C-u sta per Ctrl+u, come usano i saputi.
Nota aggiuntiva per quelli come me che dimenticano le cose: ~ è nascosto sulla tastiera italiana; si ottiene con AltGr+ì.

Racket
Qui tutto Ok, quasi, c’è la pagina Download Racket dove si può scaricare uno script di 120MB, da eseguire con sudo bash, anzi snap (prossimamente).
Ora la versione che ho scaricato e installato è quella per mamma Debian; funziona ma c’è anche quella per ‘buntu, anche se per una versione non recentissima, anzi (Precise Pangolin, 12.04). Anche questa nota potrebbe servire per il futuro chissà…

Aggiornamento: oggi, 29 aprile c’è la versione 6.5; sparita la distinzione tra Debian e Ubuntu, adesso l’indicazione è Linux 64 😀
Installazione velocissima 😀
Racket rockz! 😀

Ah, un’ultima nota: per gli screenshots uso —com’è già che si chiama…–, a sì: xfce4-screenshooter, da installare con sudo apt install; anzi snap.

Tutto questo perché adesso è prematuro parlarne ma

yy

Uh! yakkety, yakkety, yakkety Yak!

ott

Il 20 è giovedì, di solito l’installazione la faccio la domenica. Pre-panico per domenica 23 ottobre 2016. Quel giorno non ci sono per nessuno; non vi conviene. E mancano solo sei mesi, scarsi 😦

:mrgreen:

Occasione unica –anzi no– ma una cosa da fare

logoL’amico Marco Bruno mi manda un messaggio di quelli che sconvolgono la giornata. Intanto per il mal di gola (credo di avere la febbre oltre i regolamentari 37 °C) contavo di cazzeggiare ancora più del solito, ero anche finito su Facebook. Ecco la cronaca, yep! mi sono munito di regolare autorizzazione, nèh!

Nino, ma vuoi un Apollo? 53 €…
Segue il link questo: AGILENT HP APOLLO SERIES 400 COMPUTER A1421B *st H105
Non parla del monitor ma con quel prezzo non puoi pretendere. A proposito: e il trasporto? 58 € vers l’Italie.

Allora rispondo subito:
Ma dimmi te! poi però che ne fai? non interessa qualche museo?
adesso diffondo il messaggio, chissà…

Però, dice il Marco:
di ‘sta roba ce n’è a tonnellate, credo che quelli del MUPIN non comperino nulla che non sia a costo meno-di-zero (devi portargleilo là, insomma)

Beh, sì le macchine di oggi sono tutta un’altra cosa, buttate un occhio sul telefono e stupite: ma usavate davvero quella roba lì?
Per cui:
Prima o poi al MUPIN devo farci un salto.

Cui segue la risposta:
anch’io, devo dargli qualche tonnellata di roba, che non so dove mettere. C’è anche qualche bel pezzo, ma o lavoro, o gioco… non ho tempo di guardarci. Ho i primi portatili Compaq, un vero, completo, originale PC portatile IBM (8088,640k, due floppy LCD illeggibile), una (due) HP 9821A…

logo-hp
Un po’ di link, prima quelli per ambientarsi, l’Apollo series 400 nel museo di HP e la pagina della Wiki che dice tutto l’essenziale senza esagerare. Ma se volete la faccio più lunga, per esempio il mitico Bill Poduska, sì quello di Pr1me, ma dopo ha fatto altre cose anche più sostanziose; ed è tuttora pimpante, anzi probabilmente sono rimasto il solo a usare quel nick, dovrei adeguarmi e dire John William (Sr.).

logo-mupin
Il MuPIn, Museo Piemontese dell’informatica. Scoperto che c’è attraverso Marco ma di cui so ancora poco. Anzi niente (nada, zilch). Uh! è ancora in allestimento,

Il Museo non è ancora aperto al pubblico.
Venite a trovarci dalle: 21:00 alle 23:20
presso la sede dell’associazione
tutti i martedì sera (su prenotazione)

E –pensa te– vicinissimo, a Moncalieri in strada Carignano

strada
chissà quante volte ci sono passato davanti, da andarci assolutamente.
😀